TEATRO DELLE ALBE / RAVENNA TEATROLa non-scuola

La non-scuola è un’esperienza teatrale “asinina” e antiaccademica che il Teatro delle Albe/Ravenna Teatro tiene viva dal 1991 a Ravenna e nel mondo, in forte relazione con le istituzioni locali e scolastiche, e che ha assunto nel tempo l’importanza e il riconoscimento di un vero e proprio passaggio formativo nel segno del cortocircuito di arte e vita.
La non-scuola coinvolge ogni anno centinaia di ragazzi, che si confrontano con i testi della tradizione teatrale, li attraversano e “mettono in vita” in una preziosa occasione di confronto attraverso il teatro, che è prima di tutto:
“Incontro con l’altro, è l’altro che interroghiamo e che ci interroga, è il nostro specchio rovesciato, è il non conosciuto e il non conoscibile. Il teatro è il laboratorio in cui tale conoscenza oscura può darsi per enigmi, per lampi”.
Marco Martinelli (fondatore, drammaturgo e regista del Teatro delle Albe, inventore insieme a Maurizio Lupinelli della non-scuola).

Nella non-scuola si promuove l’idea di una pratica artistica e pedagogica che abbraccia ed esalta tutte le diversità, anche quelle linguistiche e etniche, perché vanno ricondotte alla medesima generosità e fame di vita dell’adolescente, così come un testo “classico” (in cui sono sedimentate le pulsioni di intere epoche) può parlare lingue diverse a seconda del contesto che lo adotta e lo rivive.

Inizialmente solo negli istituti superiori della città di Ravenna – dove ogni anno a primavera si tiene il festival della non-scuola, un’invasione adolescente del Teatro Rasi che attraversa e divora i classici restituendone l’origine dionisiaca -, poi in diverse periferie del mondo (da Milano a Mazara del Vallo, passando per Scampia e Seneghe in Sardegna, Lido Adriano e Santarcangelo di Romagna, dagli Stati Uniti alla Francia e dal Senegal al Brasile e al Kenya), attraverso il contagio della non-scuola si è innestato tra la scena e l’universo corale dei ragazzi un atto teatrale che ha generato negli anni migliaia di giovani appassionati alla scena e allo sguardo.

Proprio per la non-scuola Marco Martinelli ha ricevuto il Premio Speciale Ubu, “l’Oscar” del teatro italiano, e diverse sono le pubblicazioni sia in campo teatrale che pedagogico dedicate a questa esperienza che con i suoi trent’anni di storia è considerata “modello” e “buona pratica”.

I MOLTI

Non so mai bene cosa succede con i molti. La non-scuola si confronta da sempre con i molti. Si mette a specchio con i molti. I molti sono una particolare forma di ebbrezza. I molti sono una libertà raramente concessa al teatro contemporaneo. I molti sono l’anarchia possibile, imprevista, la sorpresa che rompe il disegno registico. I molti restituiscono senso alla regia, sanno come metterla in riga, la regia, che altro non è che lasciar spazio all’inatteso. I molti sono il plotone che gioioso si sottomette a sé stesso, felicità dell’essere coro, non solo riuniti con l’altro, ma addirittura uno con esso. I molti cantano e danzano, pestano e strepitano, schiamazzo di ranocchi mascherati. Adolescenti sgraziati in bilico tra l’età dell’oro e l’età del grigio, per questo, forse, ancor più commoventi.  I molti definiscono un cerchio dove lo schiavo diventa libero, dove s’infrangono le rigide, ostili delimitazioni che la necessità, l’arbitrio e la moda sfacciata hanno stabilite tra i viventi.