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“DON CHISCIOTTE AD ARDERE” di Martinelli e Montanari dal 5 al 16 luglio al Ravenna Festival

La nuova creazione dei due fondatori e direzione artistica del Teatro delle Albe raccoglie l’eredità della Chiamata Pubblica per la “Divina Commedia”

DON CHISCIOTTE AD ARDERE “opera in fieri 2023” è il titolo del nuovo progetto ideato e diretto da Ermanna Montanari e Marco Martinelli, fondatori e direzione artistica del Teatro delle Albe, che andrà in scena a Palazzo Malagola, nell’ambito di Ravenna Festival, dal 5 al 16 luglio (ad eccezione di lunedì 10 luglio) alle 20:00, coproduzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Ravenna Festival e Teatro Alighieri, con il contributo del MiC Progetti Speciali, media partner FILM TV.

Come suggerisce il titolo, si tratta della prima anta di un progetto triennale (2023-2025) che i due direttori artistici de Le Albe, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, dedicano all’opera-mondo di Cervantes.
“Siamo partiti – spiegano Montanari e Martinelli – da un suggerimento che Don Chisciotte dà al suo fedele Sancio: ‘Devi tener presente, sempre dinanzi agli occhi, quello che sei, cercando di conoscere te stesso, che è la conoscenza più difficile che si possa immaginare’. In questa frase, come in una gemma, il senso del romanzo come viaggio iniziatico a cui gli spettatori-erranti vengono invitati: attraverseranno i luoghi di Palazzo Malagola, scenderanno nelle ‘stanze’ interne del proprio inconscio. Il cammino li condurrà nel giardino adiacente, sede della locanda a cui approda Don Chisciotte, e dove avranno inizio le sue grottesche vicende”.
“L’hidalgo spagnolo – proseguono i due direttori artistici – simbolo irriducibile di sognatore che non si rassegna alle ingiustizie di un mondo retto sull’ ipocrisia e il sopruso, continua ad ‘ardere’, pur se da tutti considerato folle, patetico, ridicolo come gli attori che tentano di rappresentare le sue avventure, anch’essi goffi e stonati. Man mano che l’opera procede, il solitario cavaliere e chi lo accompagna, appariranno più saggi di quella maggioranza che li contrasta e che pretende di avere il monopolio della ‘ragione’”.

Tale creazione inaugura il Cantiere Malagola, che raccoglie l’eredità del Cantiere Dante che dal 2017 al 2022 ha coinvolto migliaia di cittadini nella messa in scena delle cantiche della Divina Commedia. Lo spettacolo si sviluppa negli spazi dell’omonimo Palazzo Malgola, sede del Centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto proprio da Montanari insieme a Enrico Pitozzi.

“Con la Chiamata Pubblica per la Divina Commedia – dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia – Marco Martinelli ed Ermanna Montanari hanno realizzato e condiviso con l’intera comunità ravennate un’opera straordinaria, che ha coinvolto un numero incredibile di cittadine e cittadini in una dichiarazione d’amore collettiva a Dante, alla nostra città e alla cultura. Il Cantiere Malagola saprà rinnovare e rilanciare la passione, la creatività e lo spirito corale di una città che nel teatro ha sempre trovato naturalmente una pratica di partecipazione popolare. L’opera di Cervantes sarà un nuovo terreno da attraversare insieme e attraverso cui confrontarci con i temi più grandi e rilevanti del nostro esistere”.

“Dopo il grande trittico dantesco – osserva Franco Masotti, direttore artistico Ravenna Festival – Ravenna Festival partecipa con immutata convinzione anche a questo nuovo entusiasmante progetto de Le Albe, che parte da un altro dei canoni della letteratura, e dell’immaginario, occidentali, ‘rimesso in vita’ dalla sapienza di Marco ed Ermanna, e la partecipazione dei cittadini racconta di una città dove il senso della comunità non è venuto meno”.

Questo nuovo percorso drammaturgico, vocale e sonoro, vedrà, oltre ai cittadini e alle cittadine della Chiamata Pubblica, gli attori delle Albe insieme a Martinelli e Montanari. In scena ci saranno Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Marco Saccomandi. Guide saranno Cinzia Baccinelli, Alice Billò, Vittoria Nicita, Marco Saccomandi, Marco Sciotto e Anna-Lou Toudjian.
Le musiche sono state composte e saranno eseguite dal gruppo Leda: Serena Abrami, voce/synth; Enrico Vitali, chitarre; Fabrizio Baioni e Paolo Baioni, batteria/impulsi e segnali metallici; Giorgio Baioni, basso. Sound design Marco Olivieri, disegno dal vivo Stefano Ricci, spazio scenico Ludovica Diomedi, Elisa Gelmi, Matilde Grossi; costumi Federica Famà, Flavia Ruggeri; disegno luci Luca Pagliano, Marcello Maggiori; direzione tecnica Luca Pagliano, Alessandro Pippo Bonoli e Luca Fagioli.

Il 12 maggio torna, al Rasi, l’incontro di fine stagione

Venerdì 12 maggio alle ore 18:00, si terrà al Teatro Rasi il tradizionale incontro di fine stagione.

Ravenna Teatro invita gli abbonati e tutti gli spettatori, i sostenitori e i collaboratori, a partecipare a questo appuntamento che non vuole essere solo un consuntivo delle attività svolte durante la Stagione 2022-2023, ma anche una riflessione sugli spettacoli a cui abbiamo assistito e sulle attività che li hanno completati. Torna questa buona pratica, un appuntamento prezioso che alimenta la riflessione e fornisce allo spettatore elementi per comprendere le dinamiche che regolano la macchina organizzativa e le linee culturali della creazione di un cartellone, compreso l’aspetto promozionale. L’ingresso è aperto a tutti.

Un museo per riscoprire Pasolini e esplorare il ‘900

LA STAGIONE DEI TEATRI 2022-2023

 

L’affabulatore romano Ascanio Celestini è il protagonista di Museo Pasolini, spettacolo che rappresenta una sorta di affresco dell’Italia del secondo Novecento tracciato attraverso le tante e diverse opere che l’intellettuale bolognese ci ha lasciato. Qui di seguito un suo video e un’intervista a cura di Federica Ferruzzi.

 

Celestini, qual è l’immagine dell’Italia che emerge da questo lavoro? Cosa ci dice, di noi e del Paese?

“Vincenzo Cerami ha detto: ‘se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini, dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò, e la ordiniamo secondo cronologia, avremo il ritratto, il disegno della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni’. Io non ho fatto altro che accostare la sua opera a quello che accadeva in Italia in quel determinato periodo. Ad esempio, mi sono chiesto: cosa succedeva, in Italia, quando usciva al cinema Accattoni? E verificavo che in quegli anni si andava verso i primi governi di centro sinistra. Un modo per leggere la storia attraverso il punto di vista di una persona particolarmente preparata e anche un po’ folle. Ritengo sia uno sguardo più interessante rispetto a quello degli storici, che fanno una cernita più scientifica che emotiva”.

Al di là della celebrazione dei cento anni dalla nascita, come nasce questo spettacolo?

“Un momento importante nella costruzione di questo spettacolo è stato nel 2015, in occasione dell’anniversario della morte di Pasolini, quando feci un’intervista a Graziella Chiarcossi, filologa, cugina di Pier Paolo, la persona che oggi lo conosce meglio. Tramite lei ho scoperto un aspetto poco noto, ovvero che il padre, militare fascista, era molto legato al figlio, omossessuale comunista. Gli faceva da segretario, lo seguiva passo passo. La lettura che invece abbiamo avuto, in questi anni, del loro rapporto era di forte conflitto, per questo occorre approfondire. I motivi di questo spettacolo sono tanti: nel 2020 mi sono recato, per la prima volta, nel cimitero di Casarsa della Delizia, dove è sepolta tutta la famiglia Pasolini. Spesso sento dire che Pier Paolo era friulano: in realtà, come sappiamo, era nato a Bologna, anche se è pur vero che non si sceglie dove nascere e che lui è sempre rimasto molto legato alla sua parte friulana. Al cimitero sono tutti lì, è una sorta di album di famiglia e credo che questo aspetto vada recuperato. Credo che, quando si parla di Pasolini, non si debba aver paura di entrare nel personale: lo facciamo con tutti e non capisco perché non lo si debba fare con lui, che ha riversato tutta la sua vita nelle sue opere senza mai nascondersi”.

Se questo ipotetico museo esistesse, cosa dovrebbe contenere?

“Io penso davvero che esista (ride, ndr). Al giorno d’oggi, nessuno penserebbe di allestire un Louvre o una struttura come gli Uffizi, oggi si prediligono percorsi brevi ma sensati e nel mio museo c’è un filo preciso. Ogni museo ha una sua logica, dunque uno o più fili che servono a tessere un racconto. Qui gli oggetti contenuti sono cinque. C’è la prima poesia che Pasolini scrisse all’età di sette anni. Quella che gli fece comprendere che la poesia non è solo un oggetto di studio o consumo, ma anche qualcosa che si può produrre, che tu stesso puoi scrivere. C’è il piccolo cimitero di Casarsa della Delizia nel quale riposano il poeta, la madre e le zie, il padre, il fratello e i partigiani uccisi con lui. Come dicevo, è un album di famiglia. C’è l’innocenza perduta dei comunisti dopo l’invasione dell’Ungheria nel 1956. C’è la borsa in similpelle che contiene l’esplosivo della strage di Piazza Fontana e, pezzo più importante, c’è il corpo massacrato del poeta. Questo museo si trova ovunque venga rappresentato lo spettacolo, ma è anche in un luogo preciso. Un luogo del delitto: il ‘900”.

Cosa è stato, il Novecento?

“Un secolo pieno di utopie, di gioia e di tragedie. Per far visitare il museo bisogna spalancare le porte del ‘900 e metterlo in mostra, esporlo senza censure, senza lasciare pezzi preziosi chiusi negli scantinati. Bisogna esporsi. Il ‘900 è il luogo del delitto di Pasolini: il narratore della storia e guida del museo ci dice che il luogo del delitto non è l’Idroscalo di Ostia, ma il secolo appena trascorso. Ci dice che siamo noi i colpevoli. Noi che abbiamo vissuto questo secolo. E la pena da scontare consiste proprio nell’aprire la porta e mostrare le contraddizioni, i delitti, le speranze. Ma anche le analogie, le relazioni tra l’opera di Pasolini, la sua vita e gli avvenimenti grandi e piccoli che hanno caratterizzato 53 anni di storia dal 1922 al 1975. I 53 anni di vita del poeta”.

Teatro no limits: spettacoli audiodescritti

Il Teatro Alighieri, per La Stagione dei Teatri 2022-2023, aderisce al progetto  “Teatro No Limits”, audiodescrizione per non vedenti e ipovedenti degli spettacoli teatrali.

Il Progetto, realizzato dal Centro Diego Fabbri di Forlì e dagli Incontri Internazionali Diego Fabbri APS, consente al pubblico con disabilità visiva di assistere pienamente allo spettacolo, rendendo “visibili”  scene, costumi, movimenti degli attori e ogni altro elemento silenzioso della messa in scena, abbattendo la barriera del buio.

Il progetto, è reso possibile grazie al contributo del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna e alla collaborazione con il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna – Campus di Forlì e le sezioni UICI  di  Rimini e Forlì-Cesena.

Spettacoli audiodescritti:
domenica 13/11/2022 – I DUE GEMELLI VENEZIANI
domenica 30/4/2023 – BOSTON MARRIAGE

Info e prenotazioni: info@centrodiegofabbri.it – tel. 0543 30244.

Come si rende accessibile uno spettacolo

L’audiodescrizione rende “visibili” scene, costumi e movimenti degli attori, tutti quei particolari silenziosi che permettono al pubblico con disabilità visiva di assistere pienamente allo spettacolo.

Il tour tattile

Il tour tattile è un vero e proprio viaggio sul palco. Quando possibile, guidati da attori e tecnici della compagnia, gli spettatori hanno la possibilità di recarsi sul palco e toccare con mano le scenografie, gli elementi di scena e i costumi. Si tratta di un’esperienza immersiva in cui lo spettatore prende piena confidenza con la pièce teatrale a cui assisterà.

L’audiointroduzione

Prima della messa in scena un’audiointroduzione accompagna gli spettatori alla scoperta di scenografie, personaggi e trama dello spettacolo.
L’introduzione contiene brevi descrizioni, scelte di regia e informazioni storico-culturali e critico-letterarie per preparare chi la ascolta alla “visione” dello spettacolo.

Cosa succede durante lo spettacolo?

Il servizio viene effettuato dotando il pubblico non vedente e ipovedente di cuffie wireless, collegate alla sala di regia. Da qui una voce narrante accompagna gli utenti lungo lo sviluppo narrativo dello spettacolo, inserendosi nelle pause della recitazione.
Il testo dell’audiodescrizione si integra con il copione teatrale, senza mai sovrapporsi ai dialoghi e alla colonna sonora. Questo è possibile grazie alla lettura in tempo reale, che crea una sinergia perfetta con lo spettacolo. Il lungo lavoro di scrittura che precede la rappresentazione prende così vita per restituire la magia e l’emozione del teatro.

“Il teatro fa centro”, negozianti protagonisti – Tutti gli incontri

Procede a pieno ritmo il progetto pensato per rendere ancora più profondo e proficuo il rapporto tra città e teatro, nel cuore del centro storico. In occasione dei suoi vent’anni Reclam, editore della rivista Palcoscenico e del settimanale Ravenna&Dintorni – che da sempre dedica spazio e attenzione ai temi della cultura – ha pensato di creare una serie di occasioni di scambio e confronto con il teatro, ma fuori dal teatro. E così diversi locali del centro storico, in occasione di diversi spettacoli della lunga stagione di prosa ravennate, ospiteranno momenti di approfondimento sul teatro con, tra gli altri, i condirettori di Ravenna Teatro Alessandro Argnani e Marcella Nonni. Bar, caffè, negozi, ristoranti trovano così un nuovo modo per interpretare la loro vocazione originaria di luoghi di svago, ma anche di promozione della cultura, del pensiero, del progresso di un’intera comunità. Veri e propri salotti nella cornice del centro storico, cuore pulsante della città.

Il progetto – dal nome “Il teatro fa centro”, alla prima edizione – è reso possibile  grazie alla collaborazione tra Reclam e Ravenna Teatro e coinvolge le associazioni di categoria che hanno dato vita al nuovo comitato “Spasso in Ravenna . Gli incontri si svolgeranno il venerdì, tardo pomeriggio, o il sabato mattina a ridosso dello spettacolo. Il calendario è in via di definizione e sarà aggiornato in base alla disponibilità delle diverse compagnie ospiti a Ravenna e degli esercenti nel corso dell’anno.

 

GLI INCONTRI:

Dopo gli incontri di venerdì 25 Novembre da Marchegiani Arte Orafa di Maria Marchegiani in via Matteotti 11, dove sono stati protagonisti Giacomo Poretti e Daniela Cristofori, e dopo l’appuntamento da Forlini Optical di Gianni Forlini, in via Cairoli 17/A, dove venerdì 3 febbraio è intervenuto l’attore Claudio Casadio, il prossimo incontro in programma è da Vittoria Grassi Parrucchieri, in via Mazzini 37, con l’attrice Chiara Lagani, il 22 febbraio alle 18:00, per parlare dello spettacolo L’amica geniale a fumetti. L’incontro successivo è previsto lunedì 3 aprile alle 18:00 al Mercato Coperto di Ravenna, in piazza Andrea Costa 6, con Luigi Dadina e Davide Reviati in dialogo con la giornalista Federica Angelini.