Tag: gioco d’azzardo

Si è concluso “Al Socjale” con il focus sul gioco d’azzardo

Al Socjale

Grande successo delle due serate al Socjale incentrate sul gioco d’azzardo

Oltre che a un tutto esaurito di pubblico, le due serate al Teatro Socjale del 30 novembre e 1 dicembre – in cui Marco Martinelli e il Teatro delle Albe hanno portato in scena Slot Machine, mentre la giovanissima compagnia ravennate Anime Specchianti ha presentato Partita aperta. Il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa – hanno ottenuto una grande attenzione di pubblico durante gli incontri a seguito degli spettacoli, che hanno coinvolto Ausl Romagna – SerD ed “ESC – sportello per giocatori d’azzardo e familiari” dei Comuni di Ravenna, Cervia e Russi.

Un momento della prima serata, sul palco Alessandro Argnani e l’assessore Gianandrea Baroncini

Sia Slot Machine (che racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente) che Partita aperta (in cui si porta in teatro la compulsione da gioco d’azzardo, trasmettere al pubblico i meccanismi che vincolano le persone che ne soffrono) hanno toccato nervi scopertissimi della società attuale, e prova ne sono stati anche gli incontri che hanno animato il Socjale dopo i due spettacoli e che hanno coinvolto Marco Martinelli, Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna), Massimo Manzoli (Mafie Sotto Casa), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e due ex giocatori dell’Ass. Giocatori Anonimi.

Un altro momento della prima serata, da sx Massimo Manzoli (Mafie sotto casa), Marco Martinelli (Teatro delle Albe), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna)

«Da tempo l’Amministrazione comunale e l’intera comunità ravennate è attenta e vigile rispetto alla problematica del gioco d’azzardo compulsivo – ha affermato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Ravenna, Gianandrea Baroncini –. In questi anni si è creata una rete di servizi e relazioni che sta dando risposte concrete a chi si trova a vivere in prima persona questa malattia, ma anche a familiari e amici. La prevenzione, però, resta il tema principale e conoscere i meccanismi della dipendenza dal gioco d’azzardo è importante proprio perché la consapevolezza è uno scudo, una protezione. Progetti artistici come questi, grazie alla sensibilità degli attori e delle attrici, offrono un messaggio potente che arriva diretto. Certo ferisce, ma proprio per questo, passando attraverso le emozioni, rimane impresso dentro ognuno di noi. La sua diffusione, penso in particolare all’ambito scolastico, è da perseguire per diventare sempre di più una società attenta a tutte le dinamiche legate al gioco d’azzardo che passano anche attraverso l’arte e la cultura. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di queste due serate».

Un momento della seconda serata, dialogo con la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e Fabrizio Varesco

 

«Quelle al Socjale – aggiunge Alessandro Argnani, direttore di Ravenna Teatro e interprete di Slot Machine – sono state due serate attorno al gioco d’azzardo che hanno dimostrato quanto la città di Ravenna, attraverso diversi soggetti, dall’Amministrazione comunale fino alle varie associazioni, stia cercando di lavorare per rafforzare gli anticorpi nei confronti del gioco compulsivo, che è una vera e propria malattia. Il fatto che ci siano così tante esperienze diverse – compagnie teatrali, istituzioni, videomaker, associazioni come Libera o Mafie sotto casa – è solo la dimostrazione che nella nostra città c’è una propensione a non rassegnarsi alla morte dei singoli, che si ha ancora desiderio di riscoprire una comunità e che nel momento del bisogno questa comunità riesce a rimanere unità. Questi due giorni possono essere la continuazione del progetto “Per non morire di gioco d’azzardo” ideato da Fabrizio Varesco, e nei prossimi anni potrebbero diventare un appuntamento fisso per continuare a riflettere, ragionare, cercare soluzioni, affinché la malattia del gioco compulsivo, simile ad altre malattie dell’anima, possa essere riconosciuta prima che diventi un baratro».

Azzardo: se è legale non fa male? I dati dicono il contrario

Al Socjale

martedì 30 novembre 2021 ore 20.30 Slot Machine, di Marco Martinelli, con Alessandro Argnani e Christian Ravaglioli
mercoledì 1 dicembre 2021 ore 20.30 Partita aperta – Il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa, Anime Specchianti

In occasione degli ultimi due spettacoli della rassegna Al Socjale, con due lavori incentrati sul tema del gioco d’azzardo, ripubblichiamo un recente articolo di approfondimento sul tema uscito su Vita a firma di Marco Dotti.

Azzardo: se è legale non fa male? I dati dicono il contrario
di Marco Dotti,  24 settembre 2021, Vita.it

 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanza ha pubblicato i dati del consumo di azzardo nel 2020. La spesa per slot e macchinette è scesa del 47%. Al di là del lockdown, come ammettono i Monopoli di Stato, la riduzione della spesa degli italiani, con le conseguenti riduzioni di problematiche criminali e sociali, è maggiore dove vi sono leggi regionali e regolamenti comunali che limitano gli orari di apertura e impongono distanze dai luoghi sensibili. Recenti studi dimostrano che il nesso legalizzazione -riduzione del consumo ergo diminuzione del business in mano alle mafie è falso

 

L’azzardo è solo una merce. Una tra le tante. Ma quando diventa di massa, legale, somministrato direttamente o a mezzo terzisti con il “bollino” pubblico allora quella merce diventa del tutto particolare.
La sua innata tossicità viene celata, percepita come “naturale”, forse inevitabile. Il pesce, d’altronde, non si accorge di vivere in una boccia d’acqua finché il vetro si rompe e comincia a soffocare.

 

La legalizzazione: strumento per creare mercati manipolati

Accade così che la “naturalizzazione” di un fenomeno altamente distorsivo delle economie di mercato porti a un inevitabile rigged market, un mercato manipolato dove gli unici a vincere sono i big boys che, attraverso il loro comprimario statale, riescono sempre e comunque a socializzare le perdite (sanitarie, sociali, relazionali, commerciali, persino industriali). Privatizzando i profitti.

A ben vedere, tralasciando aspetti tossicologici e limitandoci alle scelte di politica pubblica e di economia civile, il nesso tra azzardo legale e ipotesi di legalizzazione delle sostanze stupefacenti di cui si sta dibattendo in questi giorni è tutto qui: creare un mercato, aprirlo a eventuali concorrenti privati, scaricando sulla collettività i costi di quel mercato. Recenti studi dimostrano che il nesso legalizzazione -riduzione del consumo ergo diminuzione del business in mano alle mafie è falso.

«Se è legale non fa male» era il claim di uno spot pro-azzardo dei Monopoli di Stato. Sono passati alcuni anni, ma il bias istituzionale e concettuale è sempre quello.

La spesa in azzardo degli italiani nel 2020
Fonte: ADM

Il resto – «se non legalizziamo lasciamo mano libera alla criminalità» – è retorica per anime belle. Non si tratta, infatti, di porre il dilemma fallace tra “proibizionismo” e “antiproibizionismo”. Si tratta di comprendere, fuori e lontano da ogni ingenuità, di che cosa parliamo quando parliamo di rigged markets, mercati manipolati. E di che cosa parliamo, dunque, quando parliamo di mercati manipolati? Parliamo di offerte che inducono e creano la loro domanda, ampliando la platea di consumatori con prodotti ad alto potenziale di addiction.

Dal lato industriale, parliamo sostanzialmente di oligopoli: pochi, grossi gruppi per lo più finanziari che operano in concessione, ma sono in grado di dettare al concessionario (lo Stato) le loro regole. Tutto qua.

 

I dati 2020 del rigged market dell’azzardo legale italiano

Vediamo allora i dati del mercato legale dell’azzardo in Italia relativi al 2020, ricordando che dietro questi dati ci sono vite sconvolte, relazioni segnate da debiti, malattia, usura. Milioni di persone: quante non sappiamo, l’Italia al netto di farsesche ricerche di sentiment non ha mai realizzato una seria indagine epidemiologica sul fenomeno, restando indietro rispetto agli altri Stati europei.

Quanto incassa l’Erario dalla spesa in azzardo
Fonte: ADM

Resi pubblici la settimana scorsa dall’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM), l’ente di scopo del Ministero dell’Economia che presiede al controllo del settore, i dati sul consumo di azzardo segnano una parziale discesa dopo anni di incremento costante: – 33% complessivo sul consumo/spesa (che l’ADM è tornata a chiamare “raccolta”) in azzardo.

In particolare, per le “macchinette (slot machine da bar e da sala giochi), il decremento nella spesa è stato del 47,20%. La spesa complessiva degli italiani è stata di 88,38 miliardi di euro (venti in meno rispetto al pre-Covid). Lo Stato, in tutto questo, incassa 7,2 miliardi.

 

Le leggi regionali no slot funzionano, lo ammette lo Stato!

Va detto, come si legge nel report dell’ADM, il cosiddetto “Libro Blu” (che alleghiamo in calce all’articolo), che la riduzione del 47,20% rispetto al 2019, non corrisponde a un calo del gettito proporzionale, visto che «il gettito erariale derivante dal gioco fisico è diminuito del 39,05% fra il 2019 e il 2020, a testimonianza da un lato di una fiscalità che incide di più sul gioco fisico piuttosto che su quello on-line e, dall’altro, dell’aumento generale della pressione fiscale sul settore».

A livello regionale, inoltre, i dati dimostrano che, al di là dell’emergenza Covid e del lockdown, già dal 2019 si era registrata una flessione del dato relativo alla spesa in azzardo in alcune Regioni (su tutte Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Lazio). Riduzione dovuta, da un lato, alla presenza di leggi regionali e regolamenti comunali più restrittivi e a tutela della salute (anziché del business) e – ammettono onestamente dall’Agenzia – «all’entrata in vigore delle regolamentazioni comunali in materia di orari di apertura dei punti gioco», dall’altro dalla conseguente riduzione del numero di macchinette presenti sul territorio.

Gli stessi regolamenti e le stesse leggi che, oggi, sono sottoposte a un duro attacco. Perché in un rigged market la legalità fa comodo, solo a patto che il controllato detti le regole al controllore.

 

PS. Una piccola nota. A margine della presentazione del Libro Blu, alla presenza dei Ministri Luigi Di Maio, Roberto Speranza e Giuseppe Guerini e del moderatore Fabio Fazio, si è ricordata l’iniziativa “Disegniamo la fortuna”: l’iniziativa pensata per «coinvolgere il Terzo Settore» che già avevamo segnalato nella sua ambiguità. Si tratta di una call «per disegnare il biglietto della lotteria italia 2021». Una call rivolta ad «artisti disabili».

La commissione artistica chiamata a giudicare tra i 150 bozzetti arrivati, presieduta da Gianni Letta, è composta da Renzo Arbore, Claudio Baglioni, Stefano Boeri, Milly Carlucci, Cristiana Collu, Pierfrancesco Favino, Gianluca Lioni e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo pare abbia scelto il bozzetto vincente. A perdere, però, sarà ancora una volta la povera gente.