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Svelato il Teatro Rasi rinnovato!

Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Ravenna Teatro, Legacoop Romagna e Confcooperative Romagna consegnano alla città un teatro di dimensione europea

Dopo soli 7 mesi dall’inizio dei lavori di riqualificazione e innovazione – e nei tempi previsti nonostante le difficoltà legate al periodo pandemico – Ravenna Teatro, insieme a Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Fondo per lo Sviluppo e la Coesione FSC, a Legacoop Romagna e a Confcooperative, è felice di riaprire il Teatro Rasi, consegnando alla città uno spazio di dimensione europea in grado di misurarsi con le diverse esigenze della scena e della ricerca teatrale e multidisciplinare contemporanea.

Fotografia di Marco Parollo

Nel continuare ad abitare l’ex chiesa di Santa Chiara, costruita nel 1250, e mantenendone l’anima, il Rasi non presenta più la conformazione di cineteatro degli anni Settanta, ma di una sala teatrale pronta a ospitare le nuove opere, a tutelare ancora maggiormente le creazioni, gli artisti e i lavoratori, restando luogo sempre in dialogo con la città e le sue energie.
Il progetto – realizzato grazie alla volontà e alla sapienza di tanti soggetti che hanno lavorato sinergicamente, in una prospettiva ecologica di trasformazione degli spazi esistenti – ha previsto la sostituzione delle poltrone in favore di una gradinata telescopica mobile, che permetterà usi inediti e la possibilità di sconfinamento dello spazio scenico a tutta la platea. L’area sotto la galleria, poi, occupata finora dalla parte finale della platea, è diventata una sala autonoma, pronta a ospitare incontri, laboratori, spettacoli più intimi, prove, mostre. Nel riallestimento è stato inoltre posto fortemente l’accento sull’aspetto acustico, ulteriormente ottimizzato. Contestualmente, il Comune di Ravenna ha approfittato del cantiere – sempre in termini di ottimizzazione delle energie e con sguardo lungimirante – per operare alcuni lavori di consolidamento del tetto.
La ristrutturazione è stata possibile in primis grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ravenna, in collaborazione con Ravenna Teatro, Legacoop Romagna e Confcooperative, insieme alla Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza, che ha guidato i lavori.
Il progetto è stato firmato dall’architetto Carlo Carbone, autorevole protagonista di diverse altre ristrutturazioni nel settore, come quelle del Teatro Colosseo di Torino, del Teatro La cucina-Olinda di Milano, del Koreja di Lecce, dell’Auditorium di Fiesole, solo per citarne alcune.
La riapertura al pubblico il 18 e 19 febbraio si articola in due giornate di incontri, proiezioni e spettacoli – con al centro la prima nazionale di Pianura, di e con Marco Belpoliti, regia di Marco Martinelli – nel segno di quel farsi luogo che fa del teatro un luogo privilegiato della relazione e dell’incontro con l’altro e che costruisce il suo spazio e il suo tempo nella condivisione a partire da quelle radici antiche, non sostituibili, del coro-polis.

«Oggi – commenta il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale – inizia per il Rasi, ex chiesa costruita nel 1250, una fase completamente nuova, che lo propone come spazio teatrale del nuovo millennio. Ci troviamo davanti a un altro positivo esempio di come a Ravenna l’amore per la cultura e la collaborazione tra soggetti diversi che mettono risorse e competenze a disposizione della comunità diano sempre buoni frutti. I lavori appena conclusi, nei tempi previsti nonostante la pandemia, restituiscono al pubblico e alle tantissime realtà culturali che ogni anno calcano il palcoscenico del Rasi un luogo di cultura che è sempre stato preziosissimo per Ravenna e che ora si presenta riqualificato e rifunzionalizzato. Il Rasi non è stato il primo spazio al quale è stata dedicata attenzione né sarà l’ultimo, perché la prospettiva generale è e rimane quella di rendere sempre più moderni e funzionali tutti i luoghi di cultura del nostro territorio. Ora l’augurio, dopo le tante chiusure dovute alla pandemia, è quello di vedere questi spazi sempre pieni di pubblico. La proposta culturale sia di Ravenna Teatro che di tutti gli altri soggetti che fanno cultura e spettacolo a Ravenna è sicuramente all’altezza di questa sfida».
«Il nostro Rasi – aggiunge l’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia – è sempre stato, oltre che teatro, casa per tanti ravennati e non che negli anni hanno saputo trovare nei suoi spazi un luogo da frequentare, in cui ritrovarsi e riconoscersi. Questo intervento di rinnovamento dei suoi locali progettato dall’architetto Carlo Carbone proietta il Teatro Rasi, e con esso Ravenna, in una dimensione finalmente europea in cui sarà ridefinito il rapporto con la fruizione e le esigenze della scena contemporanea. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo salto di qualità e a Ravenna Teatro, che gestisce il Rasi in convenzione con il Comune di Ravenna non solo per la messa in scena delle proprie produzioni e degli spettacoli della Stagione dei Teatri, ma anche offrendo un preziosissimo supporto a tutte le altre realtà culturali che nel corso dell’anno usufruiscono di questo spazio in virtù di convenzioni e patrocini del Comune».

LA SINERGIA PUBBLICO-PRIVATO

Il teatro da sempre ci mostra che la creazione di un’opera avviene solo nel dialogo e nell’incontro sinergico di sapienze e professionalità, e questo cantiere ha avvalorato tale pratica dimostrando l’importanza del lavoro di squadra.
La ristrutturazione è stata possibile in primis grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna, attraverso un bando del 2018 rivolto ad interventi nei teatri della regione, e alla compartecipazione dell’amministrazione comunale e al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione FSC. Regione e Comune hanno poi avviato il rapporto con la Cooperativa Ravenna Teatro, unico soggetto privato a partecipare al bando (vincendolo), che ha operato in feconda collaborazione con Legacoop Romagna e Confcooperative, insieme alla Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza, che ha guidato i lavori.
Un percorso, quello della ristrutturazione, in cui il Comune di Ravenna ha offerto la possibilità di un dialogo tra un’amministrazione pubblica e un soggetto privato per poter intervenire su un bene pubblico. Ravenna Teatro ha seguito la regolare procedura dei bandi pubblici, in guisa di stazione appaltante, dando vita a una relazione importante e seminale. Possiamo infatti definire tale intervento anticipatore e apripista di una direzione che oggi è la stessa Comunità Europea (e il Governo italiano) a indicare per poter intervenire nei bandi che verranno proposti tramite il PNRR, nel quale si suggerisce proprio il dialogo tra pubblico e privato per poter intervenire anche in spazi di proprietà pubblica.

Interventi di miglioramento, riqualificazione e innovazione funzionale del Teatro Rasi finanziato da Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Ravenna Teatro con risorse FSC 2014-2020 Piano Operativo della Regione Emilia-Romagna (Delibera Cipe n.76/2017) grazie al contributo di Legacoop Romagna, Confcooperative Romagna, CMCF Faenza, Carbone SAA Architects, Faggiotto S.T.A.F.F., Tesco Impianti Srl, Steel Pool Cantieri, Innova Global Service, Bertelè Telescopic Tribune, Barciulli Arreda Srl.

IL CANTIERE

Il cantiere del Teatro Rasi si è sviluppato in due direzioni: da una parte l’intervento realizzato grazie al bando regionale n.500 del 09/04/2018, condotto direttamente da Ravenna Teatro e con la partecipazione della Regione e del Comune; dall’altra l’intervento del Comune di Ravenna di consolidamento del tetto.
Complessivamente si è trattato di un investimento di 750mila euro: 550mila per i lavori gestiti direttamente da Ravenna Teatro (di cui 400 mila euro coperti dal contributo della Regione e del Comune di Ravenna) e 200mila che il Comune di Ravenna ha stanziato per i lavori del tetto.
Il bilancio complessivo ha avuto un incremento circa del 25% rispetto al preventivo iniziale, a causa, in larga misura, dell’incredibile aumento dei costi delle materie prime, ma anche delle complessità tecniche di intervento su un edificio del 1300, impossibili da rilevare totalmente in fase di preventivo.
Questo incremento extra è stato però compensato non solo dall’intervento pubblico, ma anche da quello di privati: Ravenna Teatro – cooperativa privata e indipendente – insieme a Confcooperative e Legacoop Romagna.
Il mettersi insieme, portando le proprie economie a favore di un teatro, di uno spazio pubblico, è sembrato, in un momento come questo, fondamentale, a Ravenna Teatro e a tutti i soggetti coinvolti, che hanno ritenuto che un momento delicato quale quello attuale si possa superare solo se gli spazi della cultura e della bellezza possono essere luoghi pulsanti e vivi all’interno della comunità.

È interessante infine ricordare il percorso, fatto insieme al Comune di Ravenna e alla Croce Rossa, per il recupero delle poltrone del “vecchio” Teatro Rasi. Affinché le poltrone dismesse non rimanessero inutilizzate o venissero buttate, il Comune ha aperto una manifestazione di interesse per metterle a disposizione di associazioni di volontariato, alla quale ha aderito la sezione di Ravenna della Croce Rossa Italiana. La CRI ha ritirato le poltrone e le ha messe in vendita a 30 euro ciascuna. I proventi della raccolta saranno impiegati per l’acquisto di mezzi di soccorso.

 

 

ALTRI APPROFONDIMENTI:

 

 

Interventi di miglioramento, riqualificazione e innovazione funzionale del Teatro Rasi finanziato da Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Ravenna Teatro con risorse FSC 2014-2020
Piano Operativo della Regione Emilia-Romagna (Delibera Cipe n.76/2017)

Un teatro con radici antiche: storia del Rasi dalla Chiesa di Santa Chiara alla ristrutturazione del 2021/2022

CLARISSE, CAVALLI, ATTRICI E ATTORI

Dopo soli 7 mesi dall’inizio dei lavori di riqualificazione e innovazione, e nei tempi previsti, riapre il Rasi, consegnando alla città un teatro di dimensione europea in grado di misurarsi con le diverse esigenze della scena e della ricerca teatrale e multidisciplinare contemporanea.

Il Teatro Rasi dal 1991 è gestito, attraverso convenzione quinquennale con il Comune di Ravenna, da Ravenna Teatro, centro di ricerca scenica fondato dal Teatro delle Albe e dalla Compagnia Drammatico Vegetale. Irradiato dalla poetica degli artisti e delle compagnie che l’hanno fondato, scommettendo sulla fertilità incessante della scena, Ravenna Teatro intreccia una necessità etica di radicamento nella polis a una vocazione internazionale nella creazione di opere, percorsi di ospitalità, pratiche pedagogiche e abita un luogo da sempre in dialogo con la città, con circa 300 aperture l’anno.

Un luogo, il teatro Rasi che, a differenza di molti edifici teatrali, non è nato dal nulla, la cui genealogia ci porta a scavare tra fondamenta arcaiche e voci lontane. Le sue origini risalgono infatti ad un antico luogo di culto, la chiesa di Santa Chiara, fatta costruire, con monastero attiguo, da Chiara da Polenta nel 1250 e soppressa nel 1805 durante l’amministrazione napoleonica. La chiesa era decorata con bellissimi affreschi trecenteschi di scuola riminese – staccati attorno al 1950 e ora conservati nel Museo Nazionale di Ravenna – e fu quasi completamente ricostruita verso la fine del Settecento, insieme all’adiacente monastero, su disegno di Camillo Morigia.
Lunghi secoli intrisi di vocazione e castità, tra inquietudini ed estasi di intima, riservata vita conventuale della quale sappiamo poche cose.

Una volta soppressa, la chiesa di Santa Chiara fu ceduta all’Ospedale Santa Maria delle Croci e in seguito data in affitto al barone Pergami Della Franchina, che ne fece una cavallerizza. Dal sacro al profano, dal silenzio religioso all’irrequietezza animale, rumorosa e selvaggia. Vi sono notizie di spettacoli equestri che si svolsero dal 1847 al 1856.

Nel 1879 l’ex convento fu poi adibito a caserma e la chiesa ceduta dal barone al Comune di Ravenna – con scrittura privata del 18 giugno 1874 -, il quale concesse l’edificio all’Accademia Filodrammatica che lo convertì in sala teatrale, sostenendo le spese dell’operazione e impegnandosi anche a non modificare l’abside.
L’inaugurazione del nuovo teatro si svolse l’8 maggio 1892 con la commedia Il deputato di Bombignac di Alessandro Bisson e un monologo scritto dal celebre attore e drammaturgo ravennate Luigi Rasi, a cui il teatro sarà intitolato nel 1919.

Nello stesso anno l’Accademia Filodrammatica si unì con la Società Orfeonica ravennate per fondare la Società artistica drammatico-musicale di Ravenna con lo scopo di «raccogliere in sodalizio i cultori ed amatori dell’arte drammatica e della musica, e di promuovere e diffondere l’educazione e la coltura artistica del paese». Sotto questa conduzione ebbe inizio una fertile attività articolata in eventi diversi; il Teatro Rasi cominciò a ospitare commedie dialettali brillanti e opere drammatiche in lingua, varietà e circo, balletti e operette, musica classica, lirica e bandistica.
Il dopoguerra vedrà il Teatro Rasi dotarsi di un piccolo fabbricato dove saranno sistemati gli uffici e dove vi sarà spazio anche per le scuole di danza e di recitazione. In questi anni il teatro è anche sede cinematografica.

Poi, nel ’59 ebbe inizio un lungo tratto deserto a causa di inagibilità e il teatro rimase chiuso per lavori di restauro, eseguiti dall’architetto ravennate Sergio Agostini, fino al 1979. Quando riaprì il Rasi assomigliava più a un cinematografo che a un vero teatro, ma l’abside, conservata e poi valorizzata anche da registi e scenografi, è sempre restato un elemento unico preziosissimo della sua storia, “un fondale raro e irriproducibile, di memoria”, per citare Cristina Ventrucci.

L’ULTIMO PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE

Oggi, all’innovazione artistica e culturale portata da Ravenna Teatro si coniuga la possibilità di vedere il Rasi strutturalmente modificato, forte del suo passato, ma profondamente contemporaneo.
Memore di tutta la sua storia e in questo spirito in cui antico e contemporaneo dialogano, si è inscritto anche il progetto di ristrutturazione del 2021, che ha trasformato il Rasi in uno spazio ulteriormente in linea con la dimensione europea, in cui sarà ridefinito e arricchito il rapporto con la fruizione e le esigenze della scena contemporanea.

Un progetto che ha visto la sua realizzazione e messa in opera grazie alla volontà, alla sapienza e al desiderio di tanti soggetti, maestranze e professionalità che hanno lavorato sinergicamente come una squadra in una prospettiva ecologica di trasformazione degli spazi esistenti, realizzando un’impresa di grande portata in tempi rapidi.

Firmato dall’architetto Carlo Carbone, autorevole protagonista di diverse altre ristrutturazioni nel settore, la realizzazione del progetto è stata possibile in primis grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna attraverso il bando regionale n.500 del 09/04/2018 (condotto direttamente da Ravenna Teatro) e alla compartecipazione dell’amministrazione comunale e al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione FSC. Regione e Comune, tutti in feconda collaborazione con Legacoop Romagna e Confcooperative Romagna, insieme alla Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza, che ha guidato i lavori. Con loro nella squadra lo studio tecnico Faggiotto S.T.A.F.F., Tesco Impianti srl, Steel Pool Cantieri, Innova Global Service, Bertelè Telescopic Tribune, Barciulli Arreda srl

Il progetto ha previsto la sostituzione delle poltrone in favore di una gradinata telescopica mobile, che permetterà usi inediti e la possibilità di sconfinamento dello spazio scenico a tutta la platea. L’area sotto la galleria, poi, occupata finora dalla parte finale della platea, è diventata una sala autonoma, pronta a ospitare incontri, laboratori, spettacoli più intimi, prove, mostre. Nel riallestimento è stato inoltre posto fortemente l’accento sull’aspetto acustico, ulteriormente ottimizzato. Contestualmente, il Comune di Ravenna ha approfittato del cantiere – sempre in termini di ottimizzazione delle energie e con sguardo lungimirante – per operare alcuni lavori di consolidamento del tetto.

Proprio lo spirito di collaborazione di tante professionalità dalla indubbia esperienza e competenza, ma anche dallo sguardo visionario sull’opera da realizzare, ha fatto sì che oggi il Teatro Rasi possa mostrarsi alla città in una veste nuova senza aver perso la sua anima antica e ricca di storia e vicende.
Una squadra guidata dallo spirito cooperativo e dalla fiducia in un progetto profondamente innovativo destinato alla città, senza la quale la ristrutturazione non sarebbe stata possibile.

LA SQUADRA DI LAVORO

Legacoop Romagna
Nata il 5 dicembre 2013, è l’associazione di rappresentanza delle cooperative delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini iscritte a Legacoop, in dialogo con tutte le istanze istituzionali, politiche, culturali e socio-economiche. Sviluppa le proprie alleanze sulla base di programmi, progetti e azioni di comune interesse per le proprie associate, impegnandosi a promuovere i valori, i principi, la cultura e la pratica cooperativa; a favorire lo sviluppo imprenditoriale e la qualità sociale delle associate; a promuovere i valori fondanti della cooperazione; ad assicurare la piena e consapevole partecipazione dei soci; a tutelare e preservare il patrimonio collettivo rappresentato dalla reputazione cooperativa; a promuovere e favorire lo sviluppo dei rapporti tra Enti associati e a concorrere alla loro qualificazione. Legacoop è anche il cuore di un gruppo di imprese che offre servizi e agevolazioni alle cooperative e ai loro soci.

Confcooperative Romagna
Costituita nel 2020, questa Unione territoriale nasce dalla fusione di Confcooperative Forlì-Cesena e Confcooperative Ravenna-Rimini ed è il risultato di un percorso di avvicinamento durato alcuni anni.
Questo sindacato d’impresa associa 640 cooperative che operano nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini offrendo loro rappresentanza politico-sindacale, assistenza e tutela, ed è una delle Unioni territoriali più rappresentative dell’intero territorio nazionale.
Svolge sul territorio romagnolo attività di rappresentanza e promozione del movimento cooperativo impegnandosi, quotidianamente, per lo sviluppo di un modello di impresa centrato sull’efficienza economica, la partecipazione democratica dei soci e sui valori di mutualità e sussidiarietà.

CMCF Faenza
Nata nel 1950, la ditta vincitrice del bando regionale, la Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza, presieduta da Andrea Vignoli, da 70 anni opera nel settore delle costruzioni edili a 360 gradi, progettando e realizzando infrastrutture civili, commerciali, artigianali e industriali, nonché ristrutturando edifici di particolare rilevanza storica e architettonica. Da sempre protagonista nel panorama dell’edilizia civile e industriale della provincia di Ravenna, nonostante la crisi e le enormi difficoltà che hanno decimato nell’ultimo decennio imprese di medie e grandi dimensioni del settore, hanno cercato di non perdere mai di vista i valori della cooperazione, continuando a puntare su modernità, professionalità e soprattutto sul benessere del corpo sociale e della società civile in cui vivono, sostenendo anche iniziative umanitarie, e dimostrandosi particolarmente attiva in ambito sociale.

Faggiotto S.T.A.F.F
Studio tecnico la cui attività prevalente è quella di consulenza per gli organizzatori di eventi sportivi e di pubblico spettacolo, con un’esperienza pluriennale nel campo e un curriculum che li vede protagonisti di moltissimi eventi di portata mondiale, STAFF Studio Architettura Franco Faggiotto è formata da una squadra che vede l’incontro tra l’esperienza dell’ ing. Franco Faggiotto e la competenza dei componenti più giovani Arch. Stefano Faggiotto, Ing. Agnese Farolfi e Ing. Sara Olivucci.

Tesco Impianti srl
Tesco srl, con sede a Ravenna, opera dal 1985 su tutto il territorio nazionale nel settore degli impianti idro-sanitari, riscaldamento, condizionamento, contabilizzazione e ripartizione del calore, ricambio e trattamento aria, adduzione gas metano ed antincendio, sia residenziale che commerciale.
Tesco srl vanta inoltre una solida specializzazione nell’ambito ospedaliero e un allargamento recente del proprio raggio d’azione anche in direzione degli impianti a biogas e biomassa, sia in Italia che all’estero, con particolare attenzione all’assistenza e manutenzione e allo sfruttamento delle energie rinnovabili.

Steel Pool Cantieri
In un percorso iniziato 30 anni fa, Steel Pool Cantieri progetta e realizza in Italia ed all’estero involucri metallici e facciate architettoniche per fabbricati civili, commerciali ed industriali, nonché le strutture principali e secondarie per sostenerle, garantendo soluzioni ed installazioni affidabili destinate a durare nel tempo e soluzioni tecnico-costruttive proprie dell’edilizia e dell’architettura contemporanea. Ha celebrato i suoi 30 anni di attività pubblicando la nuova edizione del volume The Extraordinary Side of Design, che documenta i recenti lavori realizzati dall’azienda.

Innova Global Service
Nata da un accordo tra aziende leader, che hanno fatto della manutenzione impiantistica la loro storia, per cui si avvale di questo patrimonio culturale specifico per l’ottimizzazione delle risorse, opera in ogni campo della manutenzione, dalla quella di impianti elettrici e fotovoltaici e meccanici alle manutenzioni edili, alla cura del verde ed è in grado di operare anche nel campo delle riqualificazioni energetiche degli edifici.

Bertelè Telescopic Tribune
Nata per intuizione del capo famiglia, Enzo, laureato e docente di letteratura, è diventata oggi un’impresa che occupa quattro aree diverse. Si occupa di tribune, permanenti e non, come quelle che servono ormai per ogni tipo di evento, e realizza con una qualità elevata tribune telescopiche con programmi cad tridimensionali parametrici e utilizzando in fase di saldatura robot.

Barciulli Arreda srl
Dal 1985 è leader nel settore arredamento per cinema, multisale, teatri e sale conferenze. Formata da personale altamente qualificato, è in grado di offrire un servizio accurato e completo: progettazione, montaggio delle strutture e degli arredi, assistenza tecnica e servizio post-vendita, con una varietà di soluzioni che valorizzano e potenziano gli spazi.

INTERVISTA A ANDREA VIGNOLI, PRESIDENTE DI C.M.C.F.

I lavori di interventi di miglioramento, riqualificazione e innovazione funzionale del Teatro Rasi sono stati guidati dalla ditta vincitrice del bando regionale, la Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza. Insieme al suo presidente, Andrea Vignoli, facciamo qualche considerazione sul progetto.

Presidente Vignoli, come si è approcciato il movimento cooperativo del territorio al progetto di Ravenna Teatro?
«Ravenna, oggi come non mai, si conferma città della cultura attenta alla tutela e lo sviluppo di tutte le arti. Oltre infatti alle svariate iniziative legate alle celebrazioni dell’”Anno di Dante”, l’Amministrazione Comunale ha cercato di sostenere cinema, teatri e attività musicali e culturali in genere che, a causa della pandemia, hanno attraversato un periodo di estrema difficoltà. Ravenna Teatro, associazione culturale nata nel 1991 dall’unione di due compagnie e strutturata in forma cooperativa, ha promosso un intervento di ristrutturazione e ammodernamento del Teatro Rasi, edificio storico del 1300 in pieno centro a Ravenna e loro sede dall’anno di fondazione. Il movimento cooperativo ravennate, da sempre sensibile all’arricchimento culturale del territorio, ha deciso di affiancare Ravenna Teatro per far sì che il progetto potesse vedere la luce».

Sostenere un’iniziativa strettamente legata all’ambito culturale è un bel segnale
«Lo spirito cooperativo pone le sue basi sulla ricerca del benessere dei propri soci, benessere che passa anche attraverso l’arricchimento culturale, sociale e civico, volendo smentire chi da sempre sostenga che la cultura “non paghi”. Come Cooperativa Muratori e Cementisti Faenza siamo fieri di essere stati tra i realizzatori di un’opera così significativa sia per gli elementi progettuali innovativi che la contraddistinguono, che per il nobile fine a cui essa è destinata. Essere tra gli artefici di una nuova vita per un edificio di innegabile valore storico e culturale ci dà gioia; grazie agli interventi migliorativi estetici e soprattutto funzionali apportati, il Teatro Rasi continuerà a essere fucina e stimolo per le menti delle generazioni future».

Come si colloca CMCF nel panorama cooperativo romagnolo?
«Avendo da poco compiuto 70 anni – essendo nati nel 1950 – noi CMCF ci vantiamo di aver sempre avuto un ruolo da “attori protagonisti” nel panorama dell’edilizia civile e industriale della provincia di Ravenna. Nonostante la crisi e le enormi difficoltà che hanno decimato nell’ultimo decennio imprese di medie e grandi dimensioni del settore, abbiamo cercato di non perdere mai di vista i valori della cooperazione, continuando a puntare su modernità, professionalità e soprattutto sul benessere del nostro corpo sociale e della società civile in cui viviamo».

Quali sono state le sfide di un cantiere così importante?
«Le sfide lavorative sono state dure e quotidiane, per le tempistiche ristrette, i costi crescenti da contenere, il coordinamento delle svariate attività e professionalità del cantiere richieste dall’opera e l’imprescindibile necessità di rispondenza al progetto architettonico. Tutto questo ci rende ancora più orgogliosi del risultato raggiunto. Ringraziamo Ravenna Teatro, il Comune di Ravenna, la Regione Emilia Romagna che ha parzialmente finanziato l’opera, Confcooperative di Ravenna e Legacoop, i progettisti e i professionisti coinvolti, le maestranze tutte e non ultime le persone di buona volontà che danno ogni giorno vita e pelle all’associazionismo e al volontariato, ricchezze incommensurabili della nostra società».

Fotografie di Marco Parollo
Testo a cura di Laura Redaelli
Intervista a cura di Alessandro Fogli

 

 

Interventi di miglioramento, riqualificazione e innovazione funzionale del Teatro Rasi finanziato da Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Ravenna Teatro con risorse FSC 2014-2020
Piano Operativo della Regione Emilia-Romagna (Delibera Cipe n.76/2017)

Intervista all’architetto: il rinnovamento del Rasi

A quattro giorni dall’apertura del Rasi, le parole dell’architetto Carlo Carbone, che ha firmato il progetto della ristrutturazione, ci raccontano il nuovo volto del teatro.

Il progetto del nuovo Teatro Rasi è frutto delle idee e dell’esperienza di Carlo Carbone, architetto fiorentino che, solo negli ultimi vent’anni, ha lavorato a innumerevoli progetti di acustica per lo spettacolo, tra i quali vanno menzionati almeno il Palazzetto dello sport quartiere Zen di Palermo nel 2001, il Festival MU-VI di Modena nel 2005, il Palazzetto dello sport Auditorium Mandela Forum di Firenze, sempre nel 2005, lo Studio X-Factor 2013, lo Studio per le riprese cine-video della società Videa Saxa Rubra a Roma, il Progetto dell’involucro interno e l’acustica della sala spettacolo del Teatro Koreja di Lecce, realizzato nel 2021. Carbone ha inoltre curato l’acustica dell’edizione 2015 degli MTV European Music Awards a Milano e di tutte le manifestazioni musicali tenute allo stadio Meazza di Milano. Tra il 1996 e il 2001 è stato consulente di AGIS (Associazione Italiana per lo spettacolo), mentre dal 1996 è consulente di ASSOMUSICA (Associazione italiana degli organizzatori e promoter per la musica dal vivo e lo spettacolo). È con lui che ripercorriamo i lavori del cantiere che ha completamente cambiato il volto del teatro ravennate.

Architetto Carbone, qual era la situazione del Rasi quando ha iniziato a lavorarci?

«Il Rasi , fino ad ora, è stato un teatro ristrutturato negli anni ’70 con l’idea di uno spazio polivalente molto orientato al cinema (N.d.R. Carbone si riferisce al restauro strutturale degli anni ’60 e ’70, mentre gli interventi successivi, come quelli del 2000 e del 2007, non hanno mai interessato la struttura della sala), tanto è vero che nel progetto precedente molte soluzioni erano legate all’attività e all’attrezzatura da cinema, come ad esempio testimonia la presenza di una sorta di canala sul soffitto, ideata esclusivamente per la cabina di proiezione – per altro messa a un’angolatura completamente sbagliata, che rendeva difficile la proiezione da quella posizione – e anche l’inclinazione della galleria, che era stata pensata per uno schermo posizionato molto lontano, vicino all’abside della ex chiesa su cui è nata la struttura. Di conseguenza anche l’acustica di questo spazio era un’acustica “sorda”, legata cioè a ricercare lo standard di riflessione – o di mancanza di riflessione (ovvero di contenuto/tempo di reverbero) – connessa anche questa all’attività di tipo cinematografico. Quindi la nostra è stata anche la riprogettazione di uno standard che aveva delle domande di funzionalità molto precise, legate all’allestibilità teatrale».

La sua idea di spazio teatrale va però un po’ oltre quello a cui si è abituati.

«L’accezione che io attribuisco a questa allestibilità è che deve essere quasi totale, ossia che occorre avere tanta possibilità di appendere carichi dall’alto e tanta possibilità di allestire dal basso, con un pavimento che diventa nient’altro che una tavola di palcoscenico. Il palco, nella mia idea di teatro, non è solo il palco, ma è parte di un intero ambiente teatrale. Con questa ipotesi di lavoro, condivisa sia con l’esperienza maturata da Ravenna Teatro che con i desideri più naturali che nascono dalle attuali sperimentazioni nell’allestimento degli spazi, ho redatto un progetto che nel risolvere questi aspetti riconfigurasse il teatro anche recuperando un po’ la sua autenticità».

Un’autenticità che risale alla chiesa del 1250 di Santa Chiara sulla quale il Rasi si è configurato.

«Infatti. A mio avviso nell’allestimento precedente non si aveva la sensazione di stare in una chiesa medievale, ma in un contenitore qualunque, che poteva essere sì essere una chiesa, ma anche un magazzino o una ex fabbrica. Siamo partiti quindi da un lavoro di alleggerimento della struttura – stiamo parlando di 30 metri cubi di materiale demolito e rimosso –, abbiamo spogliato di tutto il precedente allestimento per riportarlo alla fisica della sua struttura originaria. Nel far questo abbiamo verificato tutta una serie di condizioni che, vuoi per storia vuoi per interventi pregressi, erano lasciate per scontate, a partire dalla statica della copertura superiore, che è stata completamente sostituita. Quella nuova è in grado di sostenere carichi accidentali, partecipa al consolidamento strutturale per l’antisismica e consente anche gli appendimenti dall’alto, assolutamente vietati nella precedente struttura. Questo lavoro è stato svolto dall’ingegner Franco Faggiotto, che ha interpretato l’intervento con grande sensibilità. Vorrei sottolineare inoltre la positiva esperienza con l’amministrazione pubblica, i cui uffici, e tra questi mi piace ricordare la figura dell’ingegnere Luca Leonelli, si sono prodigati per trovare le migliori soluzioni e dare la maggiore assistenza affinché la complessità del progetto potesse avere vita. È un’esperienza rara».

Gli interventi superiori però non finiscono qui?

«No, qui entrano in gioco le nuove capriate in ferro, sistemi strutturali tra i più sedimentati nella memoria umana, visto che è da 3000 anni che si fanno, e che in un certo senso alludono all’antica copertura. Così facendo, ora la qualità del sistema consente enormi carichi accidentali per lo spettacolo e l’allestibilità è stata sottolineata da una passerella che congiunge la graticcia – l’area tecnica sopra il palcoscenico – alla ex cabina di proiezione (che naturalmente aveva perso da tempo la sua funzione), diventata un elemento duplice che permette di avere un “cielo” a cui si può arrivare con qualsiasi sistema di appendimento. Questo ampio sistema (può arrivare ovunque) è coniugato a una sala che può scomparire improvvisamente».

Scompare grazie alla tribuna telescopica?

«Esatto. La tribuna telescopica, a differenza dei sistemi in cui occorre smontare le poltrone della platea, è una trovata che rende estremamente facile recuperare il piano libero della platea. Aggiungiamo inoltre la realizzazione integrale della pendenza della galleria, in modo che la visibilità sia molto più ampia. L’aumento della pendenza della galleria, la distribuzione diversa, inclinata, della sala, il prolungamento della scena con un proscenio, hanno praticamente portato da uno spazio in piano a uno che si restringe a V. Questo, in teatro, dà una sensazione di grande vicinanza alla scena, che è esattamente ciò che mi premeva sottolineare nell’allestibilità di uno spazio teatrale. Inoltre, l’abside dietro al palcoscenico, che prima era su un pavimento piano, come se fosse avulso dal resto, ora è il prolungamento inclinato del palco, e improvvisamente è “tornato” dentro lo spazio».

A questo punto entra in scena la sua grande esperienza in materia di acustica.

«La mia storia racconta di un costante connubio tra gli aspetti di acustica, illuminotecnica e architettura; io vengo dall’illuminotecnica, ho un presente particolarmente importante sull’acustica e una costante nell’architettura. Quindi anche in questo caso l’acustica è stata uno degli elementi che poi ha mi suggerito soluzioni formali, ma che nasce dal fatto che oltre alla visibilità è per me fondamentale la sensazione di sentire la voce umana non microfonata o distorta da un’equalizzazione casuale o da uno spazio pieno di interferenze. Volevo quindi ricostruire un’acustica in cui la voce o il suono di uno strumento musicale arrivassero ovunque perfettamente in fase, con una distribuzione serena e una giusta densità. Questa è una ricerca – non scientifica o filologica – che porto avanti da ormai quasi vent’anni, facendo esperimenti su esperimenti, perché la modellistica fisica spesso cozza con una buona cultura dei materiali. Per il Rasi ho considerato alcuni aspetti di correzione acustica, coniugandoli con la possibilità di amplificare il suono in maniera meccanica naturale, accordando una leggera equalizzazione delle famiglie di frequenze che più vogliamo esaltare, tramite un sistema che è diffrattore ma che si può anche forzare in una qualsivoglia direzione, in modo che il suono del palco raggiunga in maniera più o meno costante tutta l’area adibita al pubblico».

Quindi tutta la serie di pannelli acustici che vediamo ora in alto lungo le pareti ricopre un ruolo cruciale?

«Ciò che fa un architetto è dare dei tocchi a un ambiente perché arrivi a comunicare una visione di quella che è l’idea nascosta da cui si parte. Quei pannelli acustici si accordano tramite tiranti che regolano la tensione delle placche di legno incollate dietro le lamiere; è un’idea che sto portando avanti da una dozzina d’anni e che ho sperimentato per la prima volta al Mandela Forum di Firenze nel 2008, in occasione di un concerto di Orchestra e Coro del Maggio Fiorentino diretti da Zubin Mehta. Era la prima volta che un’orchestra suonava in un palazzetto senza amplificazione e andò molto bene. E la particolarità è che questi pannelli si settano tramite un gioco di fasci di luce rifratta da piccoli specchi. Si può dire che dalla luce nasce il suono!».

Prima aveva accennato anche all’illuminotecnica…

«Certo. Tutto è coniugato a un’idea coerente di spazio. Se l’idea originale è che ora la scena è dappertutto in teatro, e che anche il pubblico appartiene alla scena, di conseguenza anche l’illuminazione partecipa da protagonista a quest’idea. L’illuminazione ora concentra nello spazio centrale la sua forza e lo fa percepire come un reverbero della luce, quindi, differentemente dall’abitudine che abbiamo, qui la luce è come se apparisse improvvisamente da una fonte nascosta, lontana, una fonte che crea questo vano illuminato, in cui si trova il pubblico, con un aspetto quasi altrettanto drammatico che quello della scena. Questa scelta è uno degli elementi estetici che sottende a tutta la riconfigurazione dello spazio del nuovo Rasi, che è giocoforza nero, non solo per un motivo di estrema funzionalità illuminotecnica per la scena. Il marrone del legno di abete del pavimento, poi, ha volutamente un aspetto un po’ invecchiato, un po’ vissuto, non deve essere bello, deve sembrare quello di una casa vecchia, totalmente usato e consumato dal tempo. Anch’esso è scuro e opaco come le pareti, per non rifrangere la luce».

Usciamo ora dalla sala. Cos’è successo fuori dallo spazio scenico?

«L’ingresso è stato completamente liberato. Sopra di esso c’erano tutte le strutture e le sovrastrutture che disegnavano la galleria, completamente eliminate, in modo che si ora veda un po’ il “brutto” del cemento armato, la sua naturalezza. L’ingresso in questo senso aveva delle chicche al suo interno, strutture in ferro con un piccolo solaio in cemento che serviva probabilmente per raggiungere il servizio di qualche sistema illuminotecnico ormai andato perduto. Rimettendolo a nudo, con una luce che non lo dichiara ma semplicemente lo rivela, abbiamo un soffitto che ti racconta un po’ da dove viene, e che mi piace molto. Inoltre, il sotto-galleria è diventato una saletta indipendente, che può essere o una parte più ampia dell’ingresso (che prima in pratica era un corridoio) o, chiudendo la parete, un locale separato per fare spettacoli più intimi, presentazioni e quant’altro. In tutto questo va detto che Ravenna Teatro e tutti i suoi tecnici sono stati fondamentali, dei veri compagni di viaggio con cui si è condiviso tutto. Il progetto di un architetto non potrà mai essere solo il prodotto della sua mente, il committente contribuisce almeno al 50 % di quello che si realizza, è imprescindibile. Se ci sono meriti sono da condividere».

Qualche problema inaspettato durante i lavori?

«Beh, vorrei sottolineare che abbiamo lavorato tra il 2021 e il 2022, un periodo che verrà ricordato nella storia per l’epidemia che tutti conosciamo, epidemia che ha complicato notevolmente la vita del cantiere, naturalmente per i contagi ma anche per l’aumento del costo dei materiali, che è raddoppiato nel giro di un paio di mesi. In tutto questo è entrato poi a gamba tesa l’effetto dell’indisponibilità di materiali e personale data dall’esplosione dei cantieri a seguito del bonus del 110%. Di guai ce ne sono stati, così come di sorprese durante la demolizione, che son sempre in agguato, ma erano stati messi in conto. Vorrei infine ringraziare e ricordare tutte le ditte coinvolte nell’opera, che si son comportate con grande afflato: CMCF Faenza, Faggiotto S.T.A.F.F., Tesco Impianti Srl, Steel Pool Cantieri, Innova Global Service, Bertelè Telescopic Tribune, Barciulli Arreda Srl».

 

Intervista a cura di Alessandro Fogli
Fotografie di Marco Parollo

 

 

Interventi di miglioramento, riqualificazione e innovazione funzionale del Teatro Rasi finanziato da Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Ravenna Teatro con risorse FSC 2014-2020
Piano Operativo della Regione Emilia-Romagna (Delibera Cipe n.76/2017)

Si è concluso “Al Socjale” con il focus sul gioco d’azzardo

Al Socjale

Grande successo delle due serate al Socjale incentrate sul gioco d’azzardo

Oltre che a un tutto esaurito di pubblico, le due serate al Teatro Socjale del 30 novembre e 1 dicembre – in cui Marco Martinelli e il Teatro delle Albe hanno portato in scena Slot Machine, mentre la giovanissima compagnia ravennate Anime Specchianti ha presentato Partita aperta. Il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa – hanno ottenuto una grande attenzione di pubblico durante gli incontri a seguito degli spettacoli, che hanno coinvolto Ausl Romagna – SerD ed “ESC – sportello per giocatori d’azzardo e familiari” dei Comuni di Ravenna, Cervia e Russi.

Un momento della prima serata, sul palco Alessandro Argnani e l’assessore Gianandrea Baroncini

Sia Slot Machine (che racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente) che Partita aperta (in cui si porta in teatro la compulsione da gioco d’azzardo, trasmettere al pubblico i meccanismi che vincolano le persone che ne soffrono) hanno toccato nervi scopertissimi della società attuale, e prova ne sono stati anche gli incontri che hanno animato il Socjale dopo i due spettacoli e che hanno coinvolto Marco Martinelli, Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna), Massimo Manzoli (Mafie Sotto Casa), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e due ex giocatori dell’Ass. Giocatori Anonimi.

Un altro momento della prima serata, da sx Massimo Manzoli (Mafie sotto casa), Marco Martinelli (Teatro delle Albe), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna)

«Da tempo l’Amministrazione comunale e l’intera comunità ravennate è attenta e vigile rispetto alla problematica del gioco d’azzardo compulsivo – ha affermato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Ravenna, Gianandrea Baroncini –. In questi anni si è creata una rete di servizi e relazioni che sta dando risposte concrete a chi si trova a vivere in prima persona questa malattia, ma anche a familiari e amici. La prevenzione, però, resta il tema principale e conoscere i meccanismi della dipendenza dal gioco d’azzardo è importante proprio perché la consapevolezza è uno scudo, una protezione. Progetti artistici come questi, grazie alla sensibilità degli attori e delle attrici, offrono un messaggio potente che arriva diretto. Certo ferisce, ma proprio per questo, passando attraverso le emozioni, rimane impresso dentro ognuno di noi. La sua diffusione, penso in particolare all’ambito scolastico, è da perseguire per diventare sempre di più una società attenta a tutte le dinamiche legate al gioco d’azzardo che passano anche attraverso l’arte e la cultura. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di queste due serate».

Un momento della seconda serata, dialogo con la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e Fabrizio Varesco

 

«Quelle al Socjale – aggiunge Alessandro Argnani, direttore di Ravenna Teatro e interprete di Slot Machine – sono state due serate attorno al gioco d’azzardo che hanno dimostrato quanto la città di Ravenna, attraverso diversi soggetti, dall’Amministrazione comunale fino alle varie associazioni, stia cercando di lavorare per rafforzare gli anticorpi nei confronti del gioco compulsivo, che è una vera e propria malattia. Il fatto che ci siano così tante esperienze diverse – compagnie teatrali, istituzioni, videomaker, associazioni come Libera o Mafie sotto casa – è solo la dimostrazione che nella nostra città c’è una propensione a non rassegnarsi alla morte dei singoli, che si ha ancora desiderio di riscoprire una comunità e che nel momento del bisogno questa comunità riesce a rimanere unità. Questi due giorni possono essere la continuazione del progetto “Per non morire di gioco d’azzardo” ideato da Fabrizio Varesco, e nei prossimi anni potrebbero diventare un appuntamento fisso per continuare a riflettere, ragionare, cercare soluzioni, affinché la malattia del gioco compulsivo, simile ad altre malattie dell’anima, possa essere riconosciuta prima che diventi un baratro».