CANTIERE DANTEInferno

Chiamata Pubblica per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri
Da anni immaginavamo la scommessa di trasformare in avventura scenica la Commedia. La parola “teatron”, “visione”, la ritroviamo nella definizione che Dante dà della sua opera, “mirabile visione”, mirabile teatro quindi, capace di accogliere nel proprio campo visivo le molteplici esperienze dell’intera umanità.
La chiave con cui abbiamo tradotto il “trasumanar” dantesco è pensare l’opera nei termini della sacra rappresentazione medievale e del teatro rivoluzionario di massa di Majakovskij: tutta la città è un palcoscenico, tutti i cittadini sono chiamati a “farsi luogo”, a farsi comunità. La sostanza da cui si è partiti è il riconoscersi tra artisti e cittadini in una creazione comune, allo stesso tempo radicalmente democratica, perché ci mette tutti nello stesso cerchio, e altamente aristocratica, perché i percorsi artistici realizzati negli anni hanno il loro giusto peso. Un paradosso fecondo, politico e spirituale. Nel nostro Inferno, Dante sarà lo spettatore: sarà lui a fare il viaggio nel “cieco mondo”. Con i suoi piedi. Ezra Pound definisce Dante l’Everyman: è l’umanità intera che si mette per quella via, difficile ma salvifica. Si tratta di abbandonare davvero la selva che ci oscura la mente. A prendere per mano gli spettatori, uno per uno, come Virgilio con Dante, per metterli dentro alle “segrete cose”, sarà una coppia alchemica, custode e guida.

Partiti dalla tomba del poeta, si arriverà davanti alla porta dell’inferno, quella del Teatro Rasi, già chiesa di Santa Chiara negli anni in cui Dante visse a Ravenna, totalmente trasformata e attraversabile. Uno spazio prismatico, violato da segni di distruzione, azzeramento, “atto” sacrilego. Essenziale la musica in questa Opera che sottolinea la sua dimensione corale: la natura di “bozzolo sonoro” accentuerà la brutalità delle figure che lì vi abitano. Se il nostro secolo, e quello che abbiamo alle spalle, sono specialisti di inferni senza via di uscita, quello dantesco è una sfida piena di scale: per quanto l’orrore ci attraversi, per quanto ogni dannato lì rappresentato sia specchio dello spettatore-viaggiatore, per quanto il male ci prenda alla gola togliendoci il respiro, noi sappiamo che la risalita è possibile. Che le stelle indicano il nostro destino.

Ideazione, direzione artistica e regia: Marco Martinelli e Ermanna Montanari
In scena: Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Gianni Plazzi, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda e i cittadini della Chiamata Pubblica
Musiche: Luigi Ceccarelli con gli allievi della Scuola di Musica Elettronica e gli allievi della Scuola di Percussione del Conservatorio Statale di Musica Ottorino Respighi-Latina e con la partecipazione degli allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Giuseppe Verdi-Ravenna
Spazio scenico: Edoardo Sanchi con gli allievi del Biennio Specialistico di Scenografia per il teatro dell’Accademia di Belle Arti di Brera-Milano
Costumi: Paola Giorgi con Salvatore Averzano e gli allievi di Costume per lo spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Brera-Milano
Regia del suono: Marco Olivieri
Disegno luci: Francesco Catacchio
Direzione tecnica: Enrico Isola e Fagio
Produzione: Ravenna Festival in coproduzione con Ravenna Teatro/Teatro delle Albe