Bookshop

Gli spettatori che frequentano il Teatro Rasi possono trovare nel bookshop pubblicazioni e opere non facilmente reperibili in città: sia libri, cd e dvd sul Teatro delle Albe, che pubblicazioni, saggi, riviste di teatro, danza, musica, arte visiva, pedagogia intorno alla poetica e al lavoro della compagnia.

Il bookshop ospita inoltre una sezione dedicata alle Stagioni in corso, costruita a partire dalle bibliografie dei diversi spettacoli ospitati e creata anche grazie al confronto e alla relazione con la Biblioteca Classense e le librerie della città, in particolare Libreria Dante di Longo e Momo – Libreria per ragazzi.

PER INFORMAZIONI:
bookshop@ravennateatro.com

Drammi al presente – Salmagundi / Rumore di acque

16,00

Marco Martinelli
a cura di Gerardo Guccini
Editoria & Spettacolo
2020

«Rispettivamente rappresentati e pubblicati nel 2004 e nel 2010, i testi di Salmagundi e Rumore di acque, letti oggi, assumono significati che, all’epoca dei loro debutti, erano presenti come pure e semplici potenzialità. Il tempo ha dunque fatto emergere, al loro interno, discorsi e valori inizialmente implicati fra le possibilità espressive d’uno stile spiazzante, ironico e grottesco, che continua a colpire nel segno, combinando scherzo, satira e significato profondo.
Una cosa è decifrare nel 2004 l’allegoria sociale di Salmagundi, tutta giocata sulle corrispondenze fra diffusione della stupidità e dilagare epidemico; un’altra, ben diversa, è seguire oggi le demenziali strategie del potere politico-scientifico immaginato da Martinelli, avendo continuamente sott’occhio comportamenti contraddittori nella gestione del virus e nell’individuazione del suo decorso.
Una cosa è leggere Rumore di acque riferendo l’anonimato delle morti in mare alla tragedia dei popoli migranti; un’altra è avvertire che, in questi giorni, la riduzione dei morti a numero è divenuta una tematica universale che tocca tutti: chi migra e chi viene contagiato sotto casa, al mercato, all’ospedale o prendendo la metropolitana. […] L’Occidente spia ai suoi margini e in se stesso il precipitare dei propri valori nel vuoto scavato dalla negazione del senso simbolico dei morti, di certi morti che trascinano nella terra dei diritti sospesi tutti coloro che non li vogliono salvare o custodire».

(Dalla Introduzione di Gerardo Guccini)

Il volume contiene scritti di Luca Doninelli, Gerardo Guccini, Elisabetta Gulli Grigioni, Gianni Manzella, Enzo e Lorenzo Mancuso, Massimo Marino, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Maria Dolores Pesce, Walter Porcedda, Francesca Venturi.

Nel Nome di Dante

14,00

Marco Martinelli
Ponte alle Grazie
2019

Ha ancora senso leggere, o rileggere, la Commedia di Dante Alighieri, quella che Boccaccio definì Divina? Che cosa ha da dirci oggi il Padre della nostra lingua? Probabilmente tanto. Basta mettere da parte il Monumento della letteratura italiana che tutti ci invidiano, quello che si è obbligati a studiare a scuola, e considerarlo anzitutto un uomo come noi. Un uomo però attento al mondo circostante. Il Dante in carne e ossa è stato, come tutti, ragazzo e da ragazzo ha visto la sua città, Firenze, dilaniata dal conflitto tra guelfi e ghibellini; crescendo è diventato letterato e poeta, cittadino impegnato in politica, e per questo costretto all’esilio; vittima infine della malaria verrà sepolto lontano dalla sua patria, a Ravenna. Dante aveva conosciuto la realtà dell’inferno in terra e l’ha trasfigurata con la forza della sua immaginazione nell’Inferno, aveva sperimentato la possibilità di ricominciare e l’ha trasposta nel Purgatorio, aveva conosciuto la potenza dell’Amore e l’ha sublimata nel Paradiso. Per capirlo occorre tuttavia sapersi accostare al poeta come ha fatto Marco Martinelli grazie all’insegnamento di un altro padre: il suo. Vincenzo Martinelli ha trasmesso al figlio la passione per questo Dante a tutto tondo, così come gli ha trasmesso la curiosità per la Storia, l’interesse per le vite altrui, un senso alto della politica. Martinelli affianca alle parole di Dante e ai racconti sul suo tempo memorie più personali ed eventi più recenti, più contemporanei scontri tra Neri e Bianchi, facendo dialogare il Due-Trecento con il Novecento in un’originalissima rilettura della Commedia che, oltre al libro, anima anche uno spettacolo teatrale.

Akousma

20,00

Enrico Pitozzi
Quodlibet Studio
2018

The Pythagorean term «akousma» has a double meaning. On one hand, it refers to a precept that must be followed and has to be «listened to» because of its truth-value. It can disclose a novel and unexpected view of the world, and its efficacy derives from the sound and the image evoked by the words themselves. Like a magic formula, such a precept originates wonder and disbelief. At the same time, «akousma» also alludes to the way in which sound and voice, especially in contemporary theatre, can create an acoustic ambience to surround the spectator: a space where it is no longer possible to identify the source of sound.
Starting from this double notion, Enrico Pitozzi discusses the role of voice and sound in the theatre work of Ermanna Montanari, composed in collaboration with director Marco Martinelli (with whom she directs the company Teatro delle Albe), electro-acoustic composter Luigi Ceccarelli, and poet Nevio Spadoni. The analysis focuses in particular on the two concert performances Ouverture Alcina (2009) and Lus≥ (2015), of which the book contains the texts and links to download the audio tracks. In this context, «theatre of sound» represents a fundamental concept in contemporary performing arts, as well as in current debate about the role of the «figure» on stage. The last part of the book consists of a conversation with Montanari, Martinelli and Ceccarelli in the form of a Lexicon, which represents a useful tool for understanding the compositional bases of the works considered.

Racconti su un attore operaio

17,00

Michele Pascarella
Titivillus
2017

Questo libro racconta alcuni momenti della vita di Luigi Dadina: fino ai vent’anni tra Porto Corsini e il Villaggio Anic, poi con il Teatro delle Albe di Ravenna. L’ho scritto a partire da una grande quantità di conversazioni avute con lui e di esperienze condivise dalla fine degli anni Novanta a oggi. Seguendo i suggerimenti di Cesare Zavattini in merito al «pedinamento del reale» e alla convinzione che «il banale non esiste», ho cercato di raccontare gli aspetti concreti e minuti della vicenda di Gigio (tutti chiamano così Luigi Dadina, da sempre, e così ho fatto anch’io, qui): lui non è un teorico, è un uomo che realizza la sua essenza soprattutto attraverso il fare. Stare molto vicini alle cose credo sia corretto e rispettoso di questo suo modo d’essere. Per la stessa ragione ho mantenuto un registro linguistico concreto. Il mio obiettivo: raccontare una storia che si possa almeno un po’ immaginare, leggendola. Mi piace pensare di averla scritta anche per chi non è interessato al teatro in generale, né al Teatro delle Albe in particolare, né a Gigio: destinatario ideale è chiunque abbia voglia di rimanere per un po’ di tempo in compagnia della vita di un uomo. Questo libro è arricchito dai racconti di molte persone in diversi modi vicine a Gigio, e dai pensieri di Marco De Marinis (prefazione) e Gerardo Guccini (postfazione). Mi sono apprestato a questa piccola impresa con un po’ di timore. Oggi sento molta gratitudine per le sorprese che sono arrivate.

Acusma

20,00

Enrico Pitozzi
Quodlibet Studio
2017

Di derivazione pitagorica, il termine Acusma designa un doppio orizzonte di senso; rinvia a un precetto che si «ascolta» e che ha valore di verità, non solo per la visione inedita del mondo che dischiude, ma anche per la forma in cui si esprime, traendo la sua efficacia dal suono e dall’immagine che la parola evoca. Accomunato alla formula magica, crea sgomento e meraviglia. Se questa è la declinazione precettistica del termine, l’altra rimanda invece al modo in cui il suono e la voce, nella cornice estetica del teatro contemporaneo, disegnano un ambiente in cui lo spettatore si trova immerso, senza che quest’ultimo possa dire con esattezza da quale punto dello spazio tali suoni provengono.
Muovendo da questi principi, Enrico Pitozzi discute il ruolo del suono e della voce nel percorso artistico di Ermanna Montanari, attraverso le opere realizzate in collaborazione con il regista e drammaturgo Marco Martinelli (insieme al quale condivide la direzione artistica del Teatro delle Albe), con il compositore elettroacustico Luigi Ceccarelli e il poeta Nevio Spadoni. L’analisi si sofferma in particolare sulle due performance|concerto, Ouverture Alcina (2009) e Lus (2015), di cui il libro contiene sia i testi che le coordinate per accedere all’ascolto integrale dei materiali. La nozione di «teatro del suono» emerge qui come acquisizione fondante delle ultime tendenze in ambito performativo, inquadrata nel recente dibattito intorno al ruolo della «figura» in scena. Il volume contiene, inoltre, una conversazione con Ermanna Montanari, Marco Martinelli e Luigi Ceccarelli, organizzata in forma di lexicon, utile a comprendere gli aspetti attorno ai quali si orienta il processo di creazione delle opere.

Aristofane a Scampia

14,00

Marco Martinelli
Ponte alle Grazie
Settembre, 2016

Immaginateveli, si, i vostri figli o alunni come se fossero degli asinelli, perché asini lo sono davvero – so bene che su questo punto siete d’accordo con me – ma immaginateli come asini turbolenti, pieni di paure e ombre, ma anche di desideri inconfessati, di passioni inespresse, affamati di vita, di ignoto, di sogni. Spesso a voi insegnanti e genitori nascondono questi sogni, se li tengono per loro, vi si rifugiano dentro come le talpe nelle loro gallerie sotterranee: è la loro tattica di sopravvivenza, non si palesano quasi mai davanti ai vostri occhi come realmente sono. Dall’altra parte immaginate i testi antichi del teatro, i classici polverosi dai nomi impronunciabili: da Eschilo all’Aristofane che campeggia nel titolo di questo libro, da Plauto a Moliere a Shakespeare, fino ad Alfred Jarry, fino a Bertolt Brecht. Guardateli insieme, gli asini e i classici, i barbari e la biblioteca: niente di più lontano, dite voi? Avete ragione: un adolescente di oggi conosce tutti i tipi di iPhone, e sa smanettare su ogni tastiera elettronica; che hanno a che fare con lui quei busti da museo, quelle barbe intimorenti e quella noia annunciata? Nulla. Gli asinelli e i classici sono legni che appartengono ad alberi lontanissimi tra loro, ai confini opposti della foresta, destinati a non incontrarsi. Ma se qualcuno fosse in grado di avvicinarli? Se avvicinandoli scoprisse che si possono sfregare insieme, fino a raggiungere una temperatura altissima, fino a far nascere, da quello sfregamento, una scintilla? Il miracolo del fuoco? Non e possibile, pensate voi. E possibile, vi rispondo io. E lo sto sperimentando da venticinque anni, questo sfregamento. Nel libro proverò a raccontarvelo.

Rosvita

18,00

(libro+dvd)
Luca Sossella editore
2015

La storia, in palcoscenico, immaginatevela in una luce oscura, che rivela solo dettagli dei volti e dei corpi dell’attore e dei musicisti: c’è qualcosa di lavico, di ferroso, di diabolico nella scena di Ermanna Montanari e Enrico Isola, di metropolitano e di tribale. E mentre procede l’opera di computisteria, emergono storie, piccole disperate storie di qualcuno che voleva arrivare lontano, attratto dal miraggio del benessere, ed è caduto: ragazzi sbruffoni che pensano di traghettare disperati nell’Oceano su barchette adatte a edeniche lagune, contadini incapaci di reggere il mare, piccole prostitute, ultimi della terra che come in un gioco dell’oca sono stati rimbalzati molte volte tra il deserto e la costa, vessati da custodi delle leggi sempre più esosi, imprigionati, rispediti indietro per mungerli ancora, per spolparli meglio, imbarcati infine verso il nero del mare, verso i denti dei pesci. […] In scena il tono nero, satirico, grazie alle musiche di terra e lontananza del pianto funebre dei Mancuso e all’intensità tirata di Renda, si colora di una nota di dolore e di pietas che commuovono e feriscono. Lo spettacolo lascia attoniti, indignati e non solo: scava sotto l’indifferenza, incidendo volti, storie, sofferenze, che continuano ad agire dentro di noi per giorni e giorni. Tutto è già nel testo che leggerete […]: qui è il racconto a catturare, il ritmo spezzato a raffreddare, la ripetizione a trascinare in un implacabile loop senza speranza, per far riflettere. A voi immaginare un ulteriore respiro, ulteriori atmosfere. Ancora a voi il riso, lo stupore, il disgusto: per non sopportare più. (Massimo Marino)

Amore e Anarchia

15,00

a cura di Cristina Valenti
Titivillus
2015

Maria Luisa Minguzzi e Francesco Pezzi, internazionalisti ravennati vissuti a cavallo fra Otto e Novecento, sono nascosti in una scuola, a cent’anni dalla morte, invisibili al mondo del quale continuano a percepire e interpretare le voci e i rumori.
Così li hanno immaginati Luigi Dadina e Laura Gambi, autori del testo “Amore e anarchia”, che ha debuttato il 3 ottobre 2014 a Vulkano, ex scuola poco fuori Ravenna, per la regia di Luigi Dadina, che ne è anche interprete assieme a Michela Marangoni.
L’idea generosa e ribelle che ha sostenuto i due protagonisti, pagata al prezzo di lunghi anni di latitanza all’estero, carcere e domicilio coatto, continua ad animare i loro ricordi e chiede di essere ascoltata. Così nasce questo volume, dall’ascolto di alcuni spettatori, vicini per ragioni diverse agli artisti e alle vicende narrate, che hanno voluto proseguire con i loro scritti il dialogo avviato a teatro.
Il libro si apre ripercorrendo lo spettacolo, “trascritto” sulla carta sotto forma di drammaturgia del testo e delle immagini. La seconda parte contribuisce alla lettura del lavoro arricchendola di Visioni e contesti, ossia di sguardi critici e prospettive teatrali e storiografiche. La terza parte, Il percorso dello spettacolo, ospita le testimonianze di chi ha partecipato e contribuito all’officina teatrale. Infine le Lettere affidano al libro tracce e suggestioni di spettatori esemplari. Il sipario si chiude su un’immagine d’epoca che ritrae il processo degli internazionalisti. Forse non sono i coniugi Pezzi gli anarchici raffigurati, ma ce ne avvicinano le sembianze, fantasmi ostinati di una storia che continua eternamente a raccontare sogni e ideali, progressi e sconfitte.

Rumore di acque

10,00

Marco Martinelli
Editoria & Spettacolo
2010

La storia, in palcoscenico, immaginatevela in una luce oscura, che rivela solo dettagli dei volti e dei corpi dell’attore e dei musicisti: c’è qualcosa di lavico, di ferroso, di diabolico nella scena di Ermanna Montanari e Enrico Isola, di metropolitano e di tribale. E mentre procede l’opera di computisteria, emergono storie, piccole disperate storie di qualcuno che voleva arrivare lontano, attratto dal miraggio del benessere, ed è caduto: ragazzi sbruffoni che pensano di traghettare disperati nell’Oceano su barchette adatte a edeniche lagune, contadini incapaci di reggere il mare, piccole prostitute, ultimi della terra che come in un gioco dell’oca sono stati rimbalzati molte volte tra il deserto e la costa, vessati da custodi delle leggi sempre più esosi, imprigionati, rispediti indietro per mungerli ancora, per spolparli meglio, imbarcati infine verso il nero del mare, verso i denti dei pesci. […] In scena il tono nero, satirico, grazie alle musiche di terra e lontananza del pianto funebre dei Mancuso e all’intensità tirata di Renda, si colora di una nota di dolore e di pietas che commuovono e feriscono. Lo spettacolo lascia attoniti, indignati e non solo: scava sotto l’indifferenza, incidendo volti, storie, sofferenze, che continuano ad agire dentro di noi per giorni e giorni. Tutto è già nel testo che leggerete […]: qui è il racconto a catturare, il ritmo spezzato a raffreddare, la ripetizione a trascinare in un implacabile loop senza speranza, per far riflettere. A voi immaginare un ulteriore respiro, ulteriori atmosfere. Ancora a voi il riso, lo stupore, il disgusto: per non sopportare più. (Massimo Marino)