dal 15 febbraio
al 16 febbraio 2019

venerdì 15 febbraio ore 21.00 e sabato 16 febbraio ore 19.30 Le due bambole
sabato 16 febbraio ore 21.00 Il nuovo cognome e La bambina perduta

Fanny & Alexander / Luigi De Angelis / Chiara Lagani / Fiorenza Menni

Storia di un’amicizia Le due bambole. Il nuovo cognome. La bambina perduta tratto dalla tetralogia L’amica geniale di Elena Ferrante (edizioni e/o)

In abbonamento. Titolo a scelta

All’inizio della tetralogia L’amica geniale, due bambine gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato buio. Quando vanno a cercarle, non le trovano più. In questi tre atti scenici si rievoca quello  spazio  di  mistero  e  quel  doppio  femminile:  le  due  si  tengono  per  mano  e,  attraverso  le  vibrazioni  dei  corpi e l’ardore di un passato sempre presente – dove risuona la coralità di una Napoli dilaniata dalle contraddizioni – rivelano una duplice ibrida identità, che porta su di sé l’impronta della bambina, della donna e della bambola al contempo. Due amiche-attrici montano e smontano un collage di emozioni a specchio che racconta la crescita individuale di Elena e Lila, il loro modo di influenzarsi reciprocamente, le condizioni di distanza e prossimità  che  nutrono  nei  decenni  il  loro  rapporto.  Il racconto  procede  per  squarci  subitanei  ed  epifanie improvvise, innervando lo scorrere delle due biografie nella Storia di un paese travagliato dalle metamorfosi.
“Ho letto L’amica geniale di Elena Ferrante qualche anno dopo la sua uscita, quando già la tetralogia aveva avuto un grande successo planetario. L’ho letta su consiglio di mia madre, con una certa diffidenza, quella che spesso evocano in me i fenomeni letterari di cui tutti parlano sempre con slancio, buono o cattivo, anche quelli che non ne sanno nulla. Non dico niente di nuovo per i lettori dell’Amica se affermo che, fin dalle primissime pagine del primo dei quattro libri, la scrittura di Elena Ferrante è una di quelle che sa afferrarti per un braccio e trascinarti di colpo nelle profondità del tessuto denso della narrazione. Laggiù la sostanza viva dei corpi muta d’incanto e si diventa misteriosamente, e fisicamente, parte del mondo che viene rappresentato, come se si fosse uno dei personaggi della storia che stiamo leggendo. Allo stesso tempo i suoi reali personaggi divengono fantasmi familiari delle nostre vite, si insinuano nelle intercapedini del quotidiano, nelle più piccole pieghe dei suoi giorni. Credo che la famosa “dipendenza” dei lettori dai quattro romanzi, la “ferrante fever” come è stata chiamata, sia legata in primis alla speciale forza che la pagina scritta di quest’autrice esercita su chi la frequenta. Questa forza, per la sua intensità, può rivelarsi attrattiva o repulsiva, ma è innegabile.
Il secondo dato che mi colpì immediatamente nella lettura, è la potenza con cui da subito questa scrittura sa scatenare un complesso processo d’identificazione coi suoi personaggi e con le relazioni che li legano. Qualcosa delle due amiche, Elena e Lila, resterà certo sempre alieno, estraneo a chi legge, ma forse nessuna vera e piena identificazione può mai prescindere da un dato, seppur infinitesimale, di profonda estraneità. Eppure la tensione immedesimante con cui si segue la vicenda pluriennale dell’amicizia tra le due donne è sconcertante e completa. Ci si identifica in una o nell’altra o più precisamente, forse, nel loro stesso legame. Ci si identifica in modo assoluto, a tratti fastidioso e, ancor più, ci si innamora sempre più del proprio progressivo identificarsi nella vicenda raccontata. È come se fosse continuamente in atto un archetipo molto vivo, antichissimo, che definirei addirittura tragico, perché si sente viva al suo cuore la lotta contro un destino ineluttabile.
Altrove l’autrice ha dichiarato di amare molto la tragedia greca (E. F. La Frantumaglia, Edizioni e/o). Credo che la matrice prima del libero gioco creativo e immedesimante del lettore con la forza archetipica che soggiace al racconto c’entri molto con questo amore: certe figure mitiche profonde e invisibili devono per forza sorreggere l’architettura complessa della quadrilogia, permettendoci così quel millimetrico e speciale riconoscimento. C’è qualcosa di inevitabile nell’amore di Elena per Lila e in quello di Lila per Elena, nell’autodistruzione in immagine e corpo di Lila, nella cancellazione, nella figura ricorrente della smarginatura, ma anche nel nostro attaccamento a questa storia, qualcosa che ha a che fare con la stessa idea, antica, di destino. Luigi De Angelis lo sottolinea molto nella sua composizione musicale e fisico–gestuale del lavoro, pervaso da un ritmo che procede per onde implacabili (…).”
Chiara Lagani, dalle note drammaturgiche Rileggere “L’amica geniale” in teatro

“Dalla prima volta che ho letto la tetralogia di Elena Ferrante ad oggi, mentre ci apprestiamo a portarla su palco attraversandone gli snodi essenziali, mi accompagna un’immagine ricorrente, quella del morso della taranta. Credo che questa storia riguardi tutte le donne, ma anche gli uomini, che si riconoscono in legami potenti, che è difficile recidere o trasformare. Ha a che fare con un morso, il morso dell’amicizia o legame simbiotico. Questo morso è generatore di frutti bellissimi, ma crea allo stesso tempo proiezioni, luci e ombre, tentativi di allontanamento, di fuga, di cancellazioni reciproche, e una sua traccia rimane per sempre indelebile, sottocutanea e parla, agisce anche nella lontananza.
I legami simbiotici sono tossici ma allo stesso tempo salvifici, necessari alla sopravvivenza in un universo difficile, violento, come quello patriarcale, fatto di soprusi e vessazioni. Senza di essi, in certi momenti della vita, si sarebbe soffocati da un altro veleno, questo sì mortale, quello del mondo esterno, un mondo che avanza con la sua inesorabilità spietata e con le conseguenze irrimediabili per le vite individuali, che determina. Il morso diventa allora il farmaco di cui non si può fare a meno, per cui può essere allo stesso tempo benefico e venefico, fonte di opportunità vivifiche, ariose ma allo stesso tempo destabilizzante, asfittico.
È generato spesso da una ferita, ferita in cui si rischia di crogiolarsi narcisisticamente e che non sembra mai rimarginare, come se il veleno stesso la lenisse e rigenerasse perpetuamente, circolarmente, ambiguamente. Portare in scena L’amica geniale è in qualche modo il tentativo di intercettare il veleno che la irradia e osservare la possibilità di curarsi dalle ferite che lo hanno generato e allo stesso tempo lenito. È anche la prospettiva di chi si aggrappa al teatro e alla comunità che il teatro sa ancora convocare, per tentare di curarsi tramite l’atto di uno spurgo collettivo o proiettivo.
Nella tradizione della taranta un ragno (non proprio una taranta, ma verosimilmente una vedova nera) morde una donna o un uomo. Il suo veleno non è mortale ma altamente tossico. La diffusione del veleno nel sangue procura una febbre altissima, dolore, semiparalisi, convulsioni, allucinazioni, “smarginature”, mi verrebbe da dire, per rimanere nella lingua di Elena Ferrante. L’unico rimedio o antidoto al dolore e per spurgarne tramite il sudore le tossine è stato fin da tempi remoti un rimedio comunitario collettivo, quello della musica e della danza. Nella tradizione della taranta, mediante l’esecuzione di certe melodie basate su intervalli musicali ricorrenti e stereotipati eseguiti da un gruppo di musicisti, veniva suscitato in chi era stato colpito dal morso del ragno, il fuoco della danza, un’irrefrenabile desiderio di movimento che procurava immediatamente lenimento e sollievo, un fuoco da cui era impossibile ritrarsi. I musicisti suonavano ore e ore, anche notti intere e se si fermavano il colpito dal morso iniziava subito a soffrire dolori atroci, solo il movimento suscitato dalla musica poteva calmarlo. Dopo una settimana si guariva, ma qualcosa era per sempre cambiato in lui…
Per questo motivo ho sempre immaginato che le due attrici che avrebbero portato in scena la vicenda di Elena e Lila, Chiara Lagani e Fiorenza Menni, non dovessero mai stare ferme, ma in qualche modo incarnare una grammatica gestuale ossessiva che restituisse il senso di questo spurgo necessario e lenitivo tramite il movimento. Un movimento continuo, inesorabile, instancabile, necessario, che sottolinea l’avanzare dal sapore antico, quasi da “destino tragico” di questa storia, così come costruito dalla tessitura drammaturgica di Chiara Lagani. (…)“
Luigi De Angelis, dalle note di regia
 

La compagnia Fanny & Alexander, nata a Ravenna ventisei anni fa dall’incontro tra Luigi De Angelis e Chiara Lagani (cui si sono poi aggiunti Marco Cavalco- li, attore, e Marco Molduzzi, organizzatore) è artefice di numerosi percorsi, tra spettacoli teatrali e musicali, produzioni video e cinematografiche, installazioni e azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, piccoli festival e rassegne. Consolidatasi scenicamente nella rielaborazione e reinterpretazione di diversi codici – dalla fiaba, al testo letterario, alla conferenza – la compagnia si cimenta, questa volta, nella riscrittura scenica del celebre romanzo di Elena Ferrante L’amica geniale, lungo e articolato racconto dell’amicizia tra due donne.
Tra i lavori di Fanny & Alexander si ricordano il ciclo dedicato al romanzo di Nabokov Ada o ardore, vincitore di due Premi Ubu (tra gli altri numerosi ricono- scimenti alla compagnia il Premio Giuseppe Bartolucci e il Coppola Prati 1997, il Premio Lo Straniero 2001, oltre al recente Premio Speciale dedicato all’Inno- vazione Drammaturgica assegnato nell’ambito del Premio Riccione consegnato a Chiara Lagani nel 2017); il progetto pluriennale dedicato a Il Mago di Oz e l’affondo dedicato alla retorica pubblica con le serie dei Discorsi per indagare il rapporto tra singolo e comunità. Nel 2015 Chiara e Luigi hanno curato l’allestimento dell’opera Die Zauberflöte – Il flauto magico di Mozart su commissione del Teatro Comunale di Bologna.
Attualmente De Angelis è impegnato in un percorso nel teatro musicale che l’ha portato ad allestire in Belgio alcune opere, tra cui Serge, dedicato alla figura di Diaghilev (in programma anche a RomaEuropa Festival nel novembre 2018), con l’interpretazione di Marco Cavalcoli e del Solistenensemble Kaleidoskop di Berlino; e Orfeo di Monteverdi, prodotto da Muziektheater Transparant a De Singel di Anversa. Lagani sta presentando nei teatri I libri di Oz, conferenza spettacolo tratta dall’omonima pubblicazione uscita del 2017 per I Millenni di Einaudi di cui è curatrice e traduttrice a partire dai testi originali e inediti in Italia di Frank Lyman Baum, volume che si completa con i disegni originali di Mara Cerri. Cavalcoli – che negli anni Novanta ha intrecciato il suo percorso anche con il gruppo Teatrino Clandestino e che oggi porta avanti parallelamente un percorso individuale tra cinema e televisione – è protagonista dei lavori cardine di Fanny & Alexander, per i quali ha ricevuto diverse nomination ai Premi Ubu.

Storia di un’amicizia è uno spettacolo diviso in episodi a cui si accede con lo stesso biglietto. L’abbonato può scegliere se assistervi in due serate diverse (venerdì 15 e sabato 16 febbraio alle 21.00) o in un’unica giornata (sabato 16 febbraio a partire dalle 19.30)

 

sabato 16 febbraio ore 17.00 sala Mandiaye N’Diaye del Teatro Rasi
La compagnia incontra il pubblico in dialogo con Diego Vincenti, giornalista e critico teatrale e Tiziana de Rogatis, scrittrice

Incontri realizzati con Cisim di Lido Adriano e Casa delle Donne di Ravenna:
venerdì 1 febbraio ore 17.45 Casa delle Donne, via Maggiore 120 Ravenna
Raccontare fino in fondo. Riflessioni sui testi di Elena Ferrante con Laura Gambi e Chiara Lagani
Le madri e le figlie: adesioni e separazioni, presenze e scomparse; la frantumaglia e la smarginatura.
venerdì 8 febbraio ore 21.00 Cisim, viale Parini 48 Lido Adriano
Ferrante Fever film documentario, regia di Giacomo Durzi
a seguire Laura Gambi dialoga con Mara Cerri, autrice delle animazioni del documentario e Chiara Lagani, ideatrice, drammaturga e attrice dello spettacolo Storia di un’amicizia
a seguire via Curiel 8 cortometraggio di animazione di Mara Cerri e Magda Guidi
venerdì 15 febbraio ore 17.45 Casa delle Donne, via Maggiore 120 Ravenna
Incontro con la scrittrice Tiziana de Rogatis, autrice del libro Elena Ferrante. Parole chiave, edizioni e/o

Suggerimenti di lettura
Elena Ferrante La frantumaglia Edizioni e/o / Elena Ferrante (con illustrazioni di Mara Cerri), La spiaggia
di notte, Edizioni e/o / Tiziana De Rogatis, Elena Ferrante. Parole chiave, Edizioni e/o

Guarda il video promo

ideazione Chiara Lagani e Luigi De Angelis con Chiara Lagani e Fiorenza Menni drammaturgia Chiara Lagani regia, light design, spazio scenico Luigi De Angelis sound design Tempo Reale/Damiano Meacci video Sara Fgaier ricerca e allenamento coreografico Fiorenza Menni progetto sonoro Luigi De Angelis vocals Emanuele Wiltsch Barberio percussioni Cristiano De Fabritiis supervisione tecnica e cura del suono Vincenzo Scorza tecnico di palcoscenico  Giovanni Cavalcoli  costumi Chiara Lagani collezione Midinette fotografia e riprese video Alessandra Beltrame e Stefano P. Testa Postproduzione Davide Minotti Sviluppo Super 8 Alessandra Beltrame presso Cinescatti materiali di archivio Associazione Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia e Bruno Belfiore organizzazione e promozione Ilenia Carrone una coproduzione Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Ravenna Festival, E-production in collaborazione con Ateliersi ringraziamenti Lorenzo Gleijeses, Giorgia Sangineto, Sofia Di Leva, Andrea Argentieri
  • biglietti

    Settore unico
    intero 15 € /ridotto* 12 € /under30 8 € / under20 5 €

    * carnettisti, cral e gruppi organizzati, insegnanti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera TCI

    Biglietti on-line

    Biglietteria Teatro Alighieri, via Mariani 2 Ravenna, tel. 0544 249244,  aperta tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, il giovedì anche  dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo. Biglietteria Teatro Rasi, via di Roma 39 Ravenna, tel. 0544 30227 aperta il giovedì dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo.