4 maggio 2019

ore 21.00

Angelo Mai / Bluemotion

Settimo Cielo di Caryl Churchill

In abbonamento. Titolo a scelta

Essere quello che si vuole essere, non quello che si può. In un’atmosfera queer e punk si parla di sesso e potere, di violenza e ironia, attraverso la storia di una famiglia catapultata, prima, nell’Africa coloniale di fine Ottocento, poi a Londra alla fine degli anni Settanta. Un gioco tra identità reali e identità apparenti impregnato
di comicità e satira, dentro cui sfrecciano dardi indirizzati al machismo omofobo, alla sottomissione degli indigeni, al patriottismo fuori luogo di ogni ideologia coloniale
Settimo Cielo è il capolavoro del 1979 di una delle più importanti penne del teatro mondiale, Caryl Churchill. Un viaggio tra le politiche del sesso vissuto da un gruppo familiare, prima catapultato nell’Africa coloniale di fine ottocento, poi a Londra alla fine degli anni Settanta – anche se per loro sono passati solo 25 anni. Mai rappresentato prima in Italia, ha il sapore di certe ambientazioni di Derek Jarman, l’impeto del movimento delle donne e degli omosessuali di quegli anni in Inghilterra, con Margaret Tatcher che proprio nel ’79 diventa Primo Ministro. Ha il fervore della ricerca di nuove forme che sostituissero l’immagine stereotipa della coppia e la famiglia, che ne rappresentassero le nuove istanze. L’intera vicenda è permeata da un tema: il desiderio e la necessità della sua aderenza con la vita. I personaggi vivono un tentativo di ridefinizione delle proprie identità, provano a superare i ruoli che gli sono stati assegnati, in un continuo parallelo tra oppressione coloniale e sessuale – ciò che Genet chiama “la mentalità coloniale o femminile della repressione interiorizzata”. Immerso in una dimensione queer e punk, Settimo Cielo deborda tra continenti e secoli, testimonianza di
un’idea di vita stessa: essere quello che si vuole essere, non quello che si può. È il divenire postumano che
modifica luoghi e relazioni.
L’Africa coloniale del primo atto è quella terra dei neri diventata una cartolina dei bianchi, col poco agio che comporta. Nei ruoli invertiti rispetto alle sessualità supposte (uomini interpretati da donne e viceversa) o al colore della pelle (neri interpretati da bianchi) – è il cross casting voluto da Caryl Churchill – risuona l’importazione inglese della cultura omofoba in Africa. L’erotica invenzione del selvaggio, le leggi punitive contro gli omosessuali che la Gran Bretagna impose nelle sue colonie e che ancora oggi dilaniano l’Uganda e altri paesi col carcere a vita per gay e lesbiche. Un parco nel 1979 e un esploratore nel 1879 si trasfigurano in Brexit, nel Mediterraneo che affoga l’Africa, nel vecchio continente dilaniato dal proprio sentimento paternalista e dall’inganno eteronormato che lui stesso ha inventato, a partire proprio dal concetto di famiglia.
Quarant’anni dopo, resta intatta l’ossessione di controllare i corpi – violentemente e sempre – e altrettanto l’urgenza di difendere la libertà di vivere come si vuole e non come si può. Le politiche del sesso sono tornate centrali per sciogliere ingiustizie di classe e condizionamenti di vita inaccettabili e con esse le lotte delle donne e dei movimenti LGBTIQ. Il rapporto tra sesso e potere attraversa ancora i nostri giorni molto più di quello tra sesso ed espressione felice di sé, e questo ci rende autori di quest’opera: del terzo atto, quello mai scritto. Questo testo è costruito su una vertigine: sociale, artistica, intima, storica di cui resta oggi intatto lo slancio, la
necessità di percorrere una battaglia anche camminando sul suo crinale. Gli uomini e le donne di questa storia sono dei transfughi, nei secoli e nei luoghi. Soggettività escluse, “impreviste” – per dirla con Lonzi e Fanon – che tentano tra un atto e l’altro un processo di liberazione dal colonialismo imposto sulle loro vite. Settimo Cielo è un’opera di decolonizzazione che passa attraverso il teatro come strumento di rivolta. La sola cosa data è la presenza dell’attore e dell’attrice e la fisicità di queste vite per Caryl Churchill è impedenza
all’infelicità e si nutre nell’intersezione delle loro differenze. L’imprevedibilità spazio–temporale–sessuale è diaspora continua col realismo, è fioritura di regni. Del resto, negli stessi anni, sempre a Londra, succede qualcosa di simile in Jubilee di Jarman. Ariel e la Regina Elisabetta piombano nella vita di un gruppo di punk, e ci appare chiara la potenza della rivoluzione del “non solo”. Non solo uomo, non solo donna, non solo lesbica, non solo gay. Non solo e di più. E ancora: non solo negro e non solo tutto ciò che dobbiamo oggi aggiungere con fermezza.
A vostro rischio e pericolo, buon Settimo Cielo.
di Caryl Churchill traduzione di Riccardo Duranti regia di Giorgina Pi con Marco Cavalcoli, Sylvia De Fanti, Tania Garribba, Aurora Peres, Xhulio Petushi, Alessandro Riceci, Marco Spiga scene Giorgina Pi costumi Gianluca Falaschi musica, ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai luci Andrea Gallo tecnico del suono Lorenzo Danesin produzione Teatro di Roma, 369gradi in collaborazione con Angelo Mai/Bluemotion
  • biglietti

    Settore unico
    intero 15 € /ridotto* 12 € /under30 8 € / under20 5 €
    *carnettisti, cral e gruppi organizzati, insegnanti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera TCI

    Biglietteria Teatro Alighieri, via Mariani 2 Ravenna, tel. 0544 249244,  aperta tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, il giovedì anche  dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo. Biglietteria Teatro Rasi, via di Roma 39 Ravenna, tel. 0544 30227 aperta il giovedì dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo.