dal 28 febbraio
al 3 marzo 2019

giovedì 28 febbraio, venerdì 1, sabato 2 marzo ore 21.00
domenica 3 marzo ore 15.30

Massimo Popolizio / Lino Guanciale

Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini

In abbonamento. Titolo fisso

Un palcoscenico nudo, pochi oggetti, diciotto “ragazzi di vita”, branco di anime orfane d’innocenza e aggrappate all’esistenza, povera ma genuina, delle borgate romane degli anni Cinquanta. La creazione corale si lascia rasportare  dalla  lingua  pasoliniana  –  espressionista,  sporca,  impulsiva  –  mentre  una  presenza  narrante  al  contempo osserva e partecipa, incalzando con passione il racconto.

 

Vorrei cominciare questa conversazione dalla collaborazione tra Popolizio, attore e ormai sempre più spesso regista, e Trevi, scrittore che non disdegna le incursioni nella drammaturgia. Tutto, sulla carta, vi divide, a parte l’appartenenza a una generazione che oggi è quella “di mezzo” e Pier Paolo Pasolini. (…) A ben pensarci, però, c’è un’altra ombra paterna che si allunga sulla vostra collaborazione, quella di Luca Ronconi, il regista che più e meglio ha affrontato la traduzione scenica della letteratura (…)

MASSIMO POPOLIZIO (…) Mi preme chiarire una cosa. Proprio perché sono quello che forse ha più lavorato con Ronconi, proprio perché ho partecipato a lavori come il Pasticciaccio e i Karamazov, non compirei mai l’errore, se non la follia, di iscrivermi nel solco registico di un maestro assoluto e inimitabile quale Luca è stato e continua a essere. (…) Ci sono aspetti in Ragazzi di vita che potrebbero ricordare il Pasticciaccio anche al di là della sfida linguistica di un romanesco inventato e contaminato che accomuna i due testi: anche qui ci si ritrova in un teatro completamente vuoto, uno spazio enorme in cui la libertà stessa diviene minacciosa, dove si muove una folla di attori che recitano anche in terza persona. Ma il mio è un lavoro di palcoscenico, è il lavoro di un attore con altri attori. Il mio punto di vista registico parte inevitabilmente dal corpo dell’attore e a esso torna attraverso un serrato confronto con il testo e con lo spazio. (…)
EMANUELE TREVI Per quello che mi riguarda (…) anche al di là del rapporto di collaborazione drammaturgica che ho avuto con Ronconi all’epoca dell’Antro delle Ninfe (…), il momento in cui Ronconi ha preso in mano il Pasticciaccio e ha deciso di metterlo in scena o è stato indubbiamente un optimum nella storia dei rapporti tra un autore di teatro e il testo letterario. Il bello della vita, però, è che padri e maestri ti portano per mano fino a un ponte e poi ti chiedono di saltare nel vuoto. (…) Con Ragazzi di vita, ci siamo trovati davanti a una forma che non offriva appigli drammaturgici di alcun tipo, una forma modernissima in bilico tra il romanzo (…) e la raccolta di racconti. Invece di restringerlo, abbiamo allargato il bersaglio, grazie all’edizione di Walter Siti e alla sua filosofia, a tutto quello straordinario laboratorio che Pasolini aveva aperto tra il 1950 e il 1955, l’anno della pubblicazione del libro, attorno alla vita e alla lingua delle periferie romane. (…)
M. P. La commistione di presa diretta e terza persona ci allontana completamente da quello che a teatro viene chiamato naturalismo, (…). La coralità di un testo brulicante di vita e di voci mi ha naturalmente portato verso l’uso di una recitazione straniata, epica. (…) Dal flusso prorompente della narrazione, voi avete scontornato una figura, quella interpretata da Lino Guanciale, che va e viene, che si confonde e si stacca dal corpo collettivo degli attori. È quello che gli spagnoli chiamano “acotador”, un narratore ma anche un messaggero e un testimone.
M. P. All’inizio definivo questa figura, che si aggira tenendo la giacca sulle spalle, “ladro”, “spia” o “fantasma”. Sì, il narratore di Lino vive di questo andirivieni, è simile a un drone che si libra sulla storia e poi piomba di colpo nella sua materia viva, in mezzo ai ragazzi. È vicino e nel contempo lontano…
E. T. Ricorda un po’ gli angeli di Wenders nel Cielo sopra Berlino, vive lo strazio di esserci ma di non poter partecipare fino in fondo alla vicenda, cade ma poi si rialza e riprende il volo. Questo sguardo che è contempora­neamente dentro e fuori è quello dello stesso Pasolini (…).
Massimo Popolizio e Emanuele Trevi, da un’intervista di Attilio Scarpellini per il programma di sala dello spettacolo al Teatro di Roma, ottobre 2016.

Massimo Popolizio è uno degli attori di maggior carattere della scena italiana. Capace di interpretazioni drammatiche e di raffinate discese nel grottesco, nel teatro ha a lungo lavorato con Luca Ronconi come protagonista dei suoi maggiori spettacoli (da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana ai Fratelli Karamazov, Lolita fino a Lehman Trilogy), e anche nel cinema lo abbiamo visto in diversi ruoli, per esempio ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino, nel Giovane favoloso di Mario Martone, fino al recente Sono tornato di Luca Miniero dove interpreta un surreale sosia del duce (come doppiatore, ha dato voce a Tom Cruise in Eyes Wide Shut, tra gli altri). Volto amato negli schermi televisivi e cinematografici, anche Lino Guanciale vanta un lungo percorso nel teatro, che lo ha visto misurarsi con personaggi complessi, tra Brecht e Koltès, e con artisti come Franco Branciaroli, lo stesso Ronconi, Michele Placido e Claudio Longhi, che lo ha diretto in numerose occasioni tra cui La classe operaia va in paradiso, visto l’anno scorso al Teatro Alighieri. Il Teatro di Roma li ha riuniti sullo stesso palco – Popolizio regista, Guanciale interprete, con la drammaturgia dello scrittore Emanuele Trevi (a sua volta legato a un’esperienza ronconiana) – per questa produzione tratta dal romanzo pasoliniano che nel 1955 diede scandalo per l’esercizio di uno sguardo crudo sulla povertà e la disperazione. In scena con Guanciale diciotto giovani attori, a comporre un affresco di “ragazzi di vita” che si dipana attraverso continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza.

 

sabato 2 marzo ore 18.00 sala Corelli del Teatro Alighieri
La compagnia incontra il pubblico in dialogo con Massimo Marino, saggista e critico teatrale

Suggerimenti di lettura
Pier Paolo Pasolini Ragazzi di vita Garzanti / Pier Paolo Pasolini Lettere luterane Garzanti / Simon Baron Cohen La scienza del male. L’empatia e le origini della Crudeltà Raffaello Cortina Editore / Alice Miller e Maria Anna Massimello Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé Bollati Boringhieri

Guarda il video promo

Durata spettacolo: 1 ora e 45 minuti senza intervallo.
La replica di domenica 3 marzo è audiodescritta per non vedenti e ipovedenti a cura del Centro Diego Fabbri di Forlì.

drammaturgia Emanuele Trevi regia Massimo Popolizio in scena Lino Guanciale e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto,  Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti produzione Teatro di Roma-Teatro Nazionale
  • biglietti

    Platea e palco I, II e III ordine
    intero 26 € / ridotto* 22 € /under30 18 € / under20 9 €
    Galleria e palco IV ordine
    intero 18 € / ridotto* 16 € /under30 11 € / under20 9 €
    Loggione
    intero 7,50 € / under30 5,50 €

    * carnettisti, cral e gruppi organizzati, insegnanti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera TCI

    Biglietteria Teatro Alighieri, via Mariani 2 Ravenna, tel. 0544 249244,  aperta tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, il giovedì anche  dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo. Biglietteria Teatro Rasi, via di Roma 39 Ravenna, tel. 0544 30227 aperta il giovedì dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo.