6 aprile 2019

ore 21.00

Anagoor

Magnificat di Alda Merini

In abbonamento. Titolo a scelta

Una donna incendiata dalla poesia come Alda Merini scrive un componimento su Maria, la madre di Gesù, aprendo un nuovo varco nell’immagine di colei che “ha portato i coltelli della sapienza in grembo”. La vede fanciulla, adolescente, madre; creatura di luce e carne, fragile, impaurita e resa donna dall’amore di Dio. Questa Maria con voce delicata viene presa per mano dal teatro e vi cammina come sul confine labile tra umano e divino, tra sacro e profano, senza biografismi, né agiografia, in un dialogo narrativo modulato dalla grazia.

“Come nasce una poesia?
Di solito Alda Merini telefonava a Arnoldo Mondadori e quando diceva “Scrivi” lui poteva essere in qualsiasi situazione ma doveva trovare subito una penna un foglio e scrivere. Lei non si fermava, la sua poesia nasce e finisce di getto. Alda non corregge.
Per esempio in via Pontaccio: un grande rumore di macchine, Arnoldo sentiva male la sua voce, si accovaccia per scrivere, “Scrivi!”, intimava Alda, e subito cominciava: “Su questo libro tu sei sorto, angelo dell’Annunciazione. Io mai avrei pensato che queste pagine diventassero ali. Le ali degli angeli sono calde, il loro pensiero sta dentro la notte, ma tu parli su uno spazio che io non conosco. Io adoro le stelle e la notte, ma tu sei il canto del mio mattino. Non capisco e te lo vorrei chiedere se tu sei sorto da me o se io sono sorta da te, e non sapevo che la carne potesse sparire per dar luogo a un pensiero creatore”.
Arnoldo riesce a sentire tutto. Alda riattacca. Lui rilegge quello che lei ha dettato e lo impara praticamente a memoria. Corre a casa e aggiunge queste pagine a tutte le altre. Il libro è finito.
Lo spettacolo è proprio questo: il flusso di una voce che sgorga dal nulla, filtrata dal gracchiare della comunicazione artificiale, una conversazione notturna tra amanti, parole dolorose in lenta emersione sulla pagina bianca del libro poeta.
Al centro il mistero della complessa figura di Maria.
Una delle voci più alte, più forti e personali della poesia del nostro tempo, racconta una Vergine diversa da come siamo abituati a pensarla. Non ne rappresenta la storia e la vita, ma evoca con inaudita forza visionaria la sua interiorità. La sua tenera fanciulla è una creatura di luce, di carne, fragile, smarrita, spaventata, e perdutamente innamorata di Dio.”
(dalle note artistiche)

Formazione in completa fioritura, la compagnia Anagoor è stata fondata da Simone Derai e Paola Dallan a Castelfranco Veneto nel 2000, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività. Oggi alla direzione di Simone Derai e Marco Menegoni si affiancano le presenze costanti di Patrizia Vercesi, Mauro Martinuz e Giulio Favotto, mentre continuano a unirsi artisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana, presso La Conigliera, allevamento cunicolo convertito in atelier, e dal 2010 fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies – art work space. Laboratorio continuo, aperto a professionisti e neofiti, Anagoor è l’alveo di una creazione aperta alla città e alle sue diverse generazioni, in un movimento che non scinde tra azione pedagogica, intervento sul territorio, richiamo alla comunità e produzioni della compagnia. Il teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica che precipita in diversi formati dove arte performativa, filosofia, letteratura e nuovi media entrano in dialogo, pretendendo tuttavia di rimanere teatro. Tra gli spettacoli: Tempesta (2009), L.I. Lingua Imperii (2012), Virgilio Brucia (2014), Socrate il sopravvissuto / come le foglie (2016), Orestea. Agamennone, Schiavi, Conversio (2018), oltre ad alcune esperienze nel teatro musicale come Il Palazzo di Atlante di Luigi Rossi, presentato nel 2013 alla Sagra Musicale Malatestiana di Rimini. Alla Biennale di Venezia è stato appena conferito loro il Leone d’argento per il Teatro: “Il lavoro di Anagoor, mai privo di una potente estetica, riesce ad avere una funzione divulgativa rispetto a grandi tematiche; Anagoor non è mai popolare nella scelta dei testi, eppure lo è, nobilmente, nella restituzione artistica. Ciò che rende il loro lavoro a tratti concettuale ma anche profondamente artigianale è il fatto che non demandano a nessuno la scelta artistica, riuscendo come collettivo a realizzare tutto da soli, dalla scrittura del testo alla costruzione di scene e costumi sempre di grande impatto, a tal punto che i loro spettacoli sono programmati in molti teatri italiani e stranieri” (dalla motivazione). Il lavoro presentato a Ravenna si distacca per formato dalle loro grandi produzioni e crea una parentesi di pura poesia ascoltando le parole di Alda Merini.

Suggerimenti di lettura
Maria Luisa Spaziani Giovanna d’Arco. Romanzo popolare in sei canti in ottave e un epilogo Marsilio / Massimo Cacciari Generare Dio Il Mulino / Silvia Bré La fine di quest’arte Einaudi
regia Simone Derai in scena Paola Dallan disegno del suono Mauro Martinuz disegno vocale Paola Dallan, Simone Derai, Marco Menegoni produzione Anagoor 2010 co-produzione Operaestate Festival Veneto, Centrale Fies. Anagoor fa parte del progetto Fies Factory
  • biglietti

    Settore unico
    intero 15 € /ridotto* 12 € /under30 8 € / under20 5 €

    * carnettisti, cral e gruppi organizzati, insegnanti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera TCI

    Biglietteria Teatro Alighieri, via Mariani 2 Ravenna, tel. 0544 249244, aperta tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, il giovedì anche dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo. Biglietteria Teatro Rasi, via di Roma 39 Ravenna, tel. 0544 30227 aperta il giovedì dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo.