9 marzo 2019

ore 21.00

Accademia degli Artefatti

I Shakespeare: I Banquo, I Caliban di Tim Crouch

In abbonamento. Titolo a scelta

Si comunica a tutti gli interessati che a causa di un infortunio occorso a un attore della compagnia, I Caliban, non potrà andare in scena. I due episodi sono comunque completamente indipendenti.

Chi ha il potere di raccontare la verità su “come vanno le cose”? In scena o nella Storia. E qual è il ruolo dello spettatore? A teatro o nella vita. Nel testo di uno degli autori contemporanei inglesi tra i più spiazzanti – per il gioco divertito tra realtà e finzione – alcuni precisi personaggi di estrazione shakespeariana interrogano la convenzione teatrale, mettendola in crisi e verificandone con dinamismo la possibilità di parlare al presente. È il caso di Banquo, il generale dell’esercito scozzese di Re Duncan fatto uccidere da Macbeth nella sua corsa al trono; e di Calibano, essere informe, reso schiavo da Prospero, sulla propria isola, nella Tempesta. L’uno pone lo sguardo di fronte a uno scorrere del sangue che confonde i ruoli di vittima e carnefice; l’altro si fa metafora di ogni colonialismo, in una struggente ballata sulla nostalgia e sull’abbandono.

“I Shakespeare, I Crouch, I… Chi è io? L’io del titolo è un manifesto teatrale e politico insieme: per scoprire chi è quell’io bisogna prendere parte alla messa in scena, con tutti i ruoli che questa mette a disposizione, compreso quello dello spettatore. Ruoli che Tim Crouch rende opachi, ambigui, sempre al confine di se stessi. Quell’io, la sua complessa asserzione, sembra segnare l’inizio di una nuova convenzione teatrale: è un’io di tutti, da contrattare continuamente nel momento stesso della sua rappresentazione. Quell’io è una porta, e forse anche la chiave, per entrare in un luogo dove si può decidere di chi è la verità e la finzione, il pensiero e l’emozione. (…) Un territorio di democrazia del pensiero. In cui il racconto e la rappresentazione siano oggetto di creazione continua e condivisa. Oggetto di realtà. I Shakespeare è un progetto che interroga la convenzione teatrale, mettendola in crisi, e verificandone la possibilità attuale di parlare del, e al, presente, a partire da testi che della stessa convenzione teatrale hanno segnato le fondamenta. Tim Crouch permette così di ripensare politicamente il teatro (…): chi decide cosa è la verità? Chi è il vero soggetto del discorso? Chi ha il potere di raccontare “come vanno le cose”? Qual è il ruolo dello spettatore, di chi guarda? In che termini può sentirsi rappresentato? A cosa dobbiamo e possiamo credere? (…)”
Fabrizio Arcuri, dalle note di regia

 

Accademia degli Artefatti si forma all’inizio degli anni Novanta caratterizzandosi per un approccio che – con le sue contaminazioni fra arte figurativa, performance e installazioni – non comporta una cifra stilistica rigida o una coerenza estetica. La compagnia ha sviluppato una propria modalità prettamente teatrale, avendo il teatro – il suo senso e le sue crisi – come oggetto di continua riflessione. Presto l’urgenza artistica si è manifestata in una nuova attenzione alla drammaturgia contemporanea e in particolare anglosassone che, attraverso i testi di Sarah Kane, Martin Crimp, Tim Crouch e Mark Ravenhill, è diventata luogo di costruzione e decostruzione del linguaggio stesso, come specchio e trama del reale e e delle sue declinazioni. Il panorama della drammaturgia contemporanea su cui la compagnia ha lavorato e lavora si è poi allargato: Werner Rainer Fassbinder, Bertolt Brecht, Davide Carnevali, Elfriede Jelinek, Antonio Tarantino… Parallelamente il segno interpretativo proprio degli attori e delle attrici che collaborano con la compagnia si è approfondito e precisato, ma anche spesso rimesso in discussione, in un gioco di ricerca e verifica continua delle pratiche sceniche. Al centro di tutto, sempre l’idea della scena come luogo di dialogo e di relazione. Da qui anche I Shakespeare, un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale sviluppato in cinque spettacoli imprevedibili e dirompenti, di cui a Ravenna ne vengono presentati due. Fabrizio Arcuri, fondatore e regista della compagnia (vincitore di un Premio Ubu e un Premio Hystrio), è anche direttore artistico del festival internazionale Short Theatre di Roma.

traduzione Pieraldo Girotto regia Fabrizio Arcuri
I Banquo: in scena Enrico Campanati e Matteo Selis produzione Fondazione Luzzati, Teatro della Tosse
I Caliban: in scena Fabrizio Croci produzione Accademia degli Artefatti, L’Uovo Teatro Stabile di Innovazione Onlus
  • biglietti

    Settore unico
    intero 15 € /ridotto* 12 € /under30 8 € / under20 5 €

    * carnettisti, cral e gruppi organizzati, insegnanti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera TCI

    Biglietti on-line

    Biglietteria Teatro Alighieri, via Mariani 2 Ravenna, tel. 0544 249244,  aperta tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, il giovedì anche  dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo. Biglietteria Teatro Rasi, via di Roma 39 Ravenna, tel. 0544 30227 aperta il giovedì dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo.