18 aprile 2020

ore 21

Compagnia Stalker / Daniele Albanese

ELSEWHERE

Volo e migrazione degli uccelli sono i temi alla base di un lavoro coreografico che riflette sul mondo contemporaneo e sui movimenti degli umani nel nostro pianeta. Le evoluzioni che gli stormi compiono nel creare e ricreare forme mobili portano in sé il codice di una comunicazione invisibile, forse lo stesso che regola i danzatori nel disegnare lo spazio scenico, o gli esseri umani nel percorrere la terra. Si compone dunque un universo artistico dai confini liquidi, fatto della commistione tra linguaggi diversi, in cui la creazione dello spettacolo si scontra con un’idea di trasformazione e di scrittura quasi non riproducibile, aprendo numerosi interrogativi sul rapporto tra organizzazione e libertà.
Lo spettacolo è inserito nel programma di ToDay ToDance.

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Durata dello spettacolo: 50 minuti

sabato 18 aprile ore 22.30 Saletta Mandiaye N’Diaye Teatro Rasi
Gli artisti incontreranno il pubblico, insieme a Teatro delle Moire e Alessandro Bedosti, in dialogo con Alessandro Pontremoli, docente universitario, studioso di danza contemporanea

 

A TEATRO VEDERE L’INVISIBILE
Intervista di Paola Granato a Daniele Albanese

Da cosa nasce il desiderio di lavorare sulle evoluzioni che gli uccelli compiono negli stormi?
Elsewhere, il lavoro che presenteremo a Ravenna, nasce da una fascinazione per gli stormi e cerca di capirne i meccanismi. Si tratta del punto di partenza dello spettacolo, non è precisamente il tema che vogliamo rappresentare ma uno spunto per altre riflessioni.
Il lavoro si è sviluppato su due binari paralleli: una ricerca fatta con un gruppo più ampio di performer dove si vede più chiaramente il rapporto tra stormi e stormo coreografico e poi Elsewhere, il duo che mi vede in scena con Eva Karcazag. Partendo dall’idea di stormo si vuole indagare la comunicazione invisibile, che è di per sé presente in qualunque spettacolo teatrale, e che qui diventa il punto focale del progetto. Far vivere lo spazio in tutte le sue relazioni invisibili: la comunicazione tra me e Eva Karcazag con le luci di Fabio Sajiz e la musica di Luca Nasciuti.
La fascinazione per gli stormi è qualcosa che tocca tutti, un fenomeno nel quale si individua una estrema libertà e imprevedibilità ma, al tempo stesso, un’organizzazione. Nel rapporto tra libertà e organizzazione, tra prevedibilità e imprevedibilità si riscontra una simmetria tra gli stormi e il linguaggio coreografico.
A livello personale, poi, prima di decidere di studiare danza in modo totale volevo fare l’etologo, ero molto affascinato dai comportamenti degli animali, queste conoscenze sono in seguito riaffiorate nel linguaggio coreografico.

In Elsewhere sei in scena con Eva Karcazag, che è stata la tua maestra: come è nata la vostra collaborazione? Come avete lavorato nella creazione del materiale coreografico? E come ha influito, se ha influito, la differenza generazionale?
Ho studiato con Eva Karcazag e con tanti altri maestri in Olanda. Gli anni della formazione sono stati importanti e hanno lasciato un segno in tutto ciò che faccio ora. Pur avendo la mia ricerca e il mio linguaggio si vede chiaramente da dove provengono tutte le informazioni che utilizzo. Eva è sempre stata un punto di riferimento perché è una docente e una danzatrice eccezionale. All’epoca non ero il suo allievo più vicino, la nostra conoscenza profonda è arrivata adesso con questo progetto. Ci siamo rivisti per caso ad Avignone quando debuttavo con Von: l’ho vista in scena, avevo l’idea di questo spettacolo e gliene ho parlato. Quando ci siamo incontrati per iniziare a lavorare c’è stato, fin da subito, un ottimo dialogo.
Il lavoro si è svolto seguendo un classico processo creativo: siamo partiti da alcuni miei suggerimenti per poi arrivare a delle conclusioni. Non abbiamo creato delle frasi di movimento specifiche; è stato un dialogo tra i miei suggerimenti iniziali e tutti gli elementi dello spettacolo. Questo ricorda uno stormo, non c’è una gerarchia tra gli elementi ma sono tutti sullo stesso piano della comunicazione in quanto portatori di segno coreografico, come uno stormo fatto di luci, suono e danzatori.
Non credo la differenza generazionale abbia influito; è una cosa a cui non pensiamo quando siamo in scena; quello che risalta è il buon grado di comunicazione.
La cosa più interessante sono le informazioni che condivido con Eva. Mi sono formato studiando e incontrando molti maestri legati al postmodernismo americano – Steve Paxton, Lisa Nelson, Deborah Hay, tra gli altri – che erano i colleghi di Eva, persone con le quali lei ha interagito o collaborato. Io sono stato loro allievo, ma sono di una generazione successiva, ho appreso quelle tecniche – tipiche della scena newyorkese degli anni Sessanta e Settanta – elaborandole in maniera diversa proprio perché di un’altra generazione. Condividere le stesse informazioni è abbastanza raro. È difficile trovare persone con gli stessi riferimenti, il salto generazionale ci ha fatto, però, elaborare in modo diverso le informazioni.

Quali prossimità e quali distanze ci sono tra il linguaggio coreografico e quello degli stormi?
Mi affascinava capire il funzionamento di un elemento dello stormo, ciò che rende possibile quello che vediamo. Una volta studiate le particolarità di questo evento le ho tradotte in termini umani. Mi interessava trovare vita in ciò che è invisibile, riuscire a far emergere l’aspetto invisibile della comunicazione che esiste anche in teatro tra tutti gli elementi dello spettacolo – spettatore e perfomer inclusi – e farlo diventare la nostra materia di studio.

Parli anche di irriproducibilità della scrittura…
Quando lavoriamo in sala e troviamo dei “giochi” si crea una quantità di architetture complesse che nell’essere riprodotte possono però tradire l’essenza del “gioco” stesso. L’idea è quella di riuscire a riprodurre il “gioco” tra gli elementi e le forze che sono in campo nella sua essenza per farlo rivivere di volta in volta, pur riproducendolo, e far sì che sia sempre nuovo.
La ricerca di questo tipo di libertà mi interessa anche al di là di questo progetto, ma qui diventa il tema centrale.
Quello dell’annotazione e della riproduzione dei movimenti è un tema cruciale della coreografia e ne abbiamo discusso molto con Eva. Non è detto che, una volta annotati, i movimenti ci restituiscano, ad esempio, l’idea di uno stormo. Ci sono altri meccanismi e altri modi che sottendono la libertà e l’organizzazione, basta individuarne gli elementi portanti e poi tutto è possibile, ma ci sono delle regole.

Scrivi che il tema del volo e della migrazione è, anche, un modo per riflettere sul mondo contemporaneo e le sue migrazioni. Come entra nel lavoro questo aspetto?
Il pensiero del volo, delle migrazioni e degli spostamenti ci evoca immediatamente l’idea di libertà; anche il movimento che presentiamo in scena è fluido e continuo. Non possiamo non riflettere sulle migrazioni attuali, con tutte le difficoltà e complessità e situazioni drammatiche che conosciamo. Questo fa riflettere sui confini: un volo non ha confini mentre i nostri spostamenti ne sono pieni. Dal punto di vista astratto e spaziale è una cosa che affrontiamo nel lavoro sia a livello sonoro che a livello visivo, la luce è in continua mutazione e ci interessa molto esplorare il limite tra una luce e un’altra.
A livello tematico usiamo molte voci provenienti da varie culture come parte della traccia sonora, questo per tenere a mente come tutta la nostra cultura sia fatta di mescolanza e scambio continuo.
Viviamo in un mondo pieno di confini liquidi dati, tra le altre cose, dai media che usiamo; ma, al tempo stesso, sappiamo quanto può essere drammatico migrare al giorno d’oggi.
In Elsewhere il passaggio da un livello astratto spaziale a un livello concreto umano è rappresentato dal suono; riconosciamo – ad esempio – le voci di un mercato e più precisamente del mercato East di Amsterdam, che rappresenta anche un grande contesto di migrazione. Luca Nasciuti lavora attraverso il fieldrecording; le tracce vengono, successivamente, rielaborate fino a creare un nuovo paesaggio; in alcune parti le fonti originali non si riconoscono, in altre, invece, abbiamo scelto di renderle riconoscibili per portare il lavoro su un piano che si connette alla nostra quotidianità.

Cosa hai trovato nell’ “altrove” che esplori in questo lavoro?
Al momento sto lavorando a due progetti: Elsewhere e Home. Sono due concetti apparentemente opposti che rappresentano polarità a cui diamo significati variabili. “L’altrove” può essere qualcosa di molto bello, lontano, qualcosa che non è qui, ma si può essere altrove mentre si è nel presente e non è una condizione piacevole quella di essere alieni. La stessa cosa avviene con l’idea di “casa”, che può essere luogo di riparo e di riposo ma ci si può sentire stranieri in casa propria.
In Elsewhere ciò che è più presente è ciò che non si vede, parliamo della comunicazione invisibile.
C’è sempre un “altrove” nella nostra vita quotidiana, un piano che non è afferente al visibile ma è ricco di associazioni, di mondi e di altre aperture. In quello che facciamo c’è sempre una zona di confine tra ciò che è qui e ciò che invece è da qualche altra parte, qualunque essa sia. La ricchezza del nostro presente è anche tutto ciò che non è presente; è bene ricordarsi che siamo qui ma allo stesso tempo ci sono molti altri piani. Molto del nostro essere nel presente è ciò che stiamo solo pensando e quello che pensiamo non si vede così facilmente. Per fortuna a teatro è più facile far vedere il pensiero e quindi l’invisibile.

una performance con Daniele Albanese ed Eva Karczag ricerca e creazione di materiale coreografico Daniele Albanese, Eva Karczag luci Fabio Sajiz musica Luca Nasciuti spettacolo creato nell’ambito del progetto Birds Flocking Project produzione Nanou Associazione Culturale
  • biglietti

    Settore unico
    intero 15 €, ridotto* 12 €, under30 8 €, under20 5 €

    *Cral e gruppi organizzati, docenti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera Touring Club Italiano

    BIGLIETTERIA
    Teatro Alighieri via Mariani 2 Ravenna tel. 0544 249244
    Teatro Rasi via di Roma 39 Ravenna tel. 0544 30227