dal 15 gennaio
al 25 gennaio 2020

mercoledì 15, giovedì 16, sabato 18, mercoledì 22, giovedì 23, venerdì 24 gennaio ore 19 e ore 20.15
domenica 19 e sabato 25 gennaio ore 16.30, ore 17.45 e ore 19.00

ALESSANDRA CROCCO / ALESSANDRO MIELE PROGETTO DEMONI

COME VA A PEZZI IL TEMPO di e con Alessandra Crocco e Alessandro Miele

mercoledì 15 gennaio ore 19 e ore 20.15
giovedì 16 gennaio ore 19 e  ore 20.15
sabato 18 gennaio ore 19 e ore 20.15
domenica 19 gennaio ore 16.30, ore 17.45, ore 19.00
mercoledì 22 gennaio ore 19 e ore 20.15
giovedì 23 gennaio ore 19 e ore 20.15
venerdì 24 gennaio ore 19 e ore 20.15
sabato 25 gennaio ore 16.30 ore 17.45, ore 19.00

In Come va a pezzi il tempo rinunciate a un referente esterno, quale I demoni o la biografia di Francis e Zelda Scott Fitzgerald dei vostri precedenti lavori. (…) Cosa vi ha por- tato a rinunciare a queste fondamenta? (…) 

L’idea alla base di questo lavoro nasce proprio dal luogo in cui è ambientato lo spettacolo. Volevamo raccontare la sensazione che si prova entrando in una casa che è stata ab- bandonata da poco. Non c’è più nessuno, ma le stanze e gli oggetti portano i segni delle vite di chi l’ha abitata. I ricordi di ognuno di noi sono fortemente legati alla casa, soprattut- to se vi abbiamo trascorso molto tempo. Il meccanismo del ricordo ci sorprende, a volte viene attivato da un oggetto insignificante e fa riaffiorare flash, frammenti anche bana- li. Nella casa viviamo momenti felici, consolidiamo delle abitudini che all’inizio ci fanno sentire sicuri ma che con l’andare del tempo possono diventare opprimenti. A partire da questa suggestione abbiamo cercato anche in questo caso dei riferimenti letterari. Solo che questa volta il materiale trovato è stato utilizzato più come nutrimento per le nostre improvvisazioni. È stato naturale orientarsi verso scrittori che hanno raccontato la dimensione di coppia, quindi sicu- ramente ancora Fitzgerald (…). E poi abbiamo attinto da Re- volutionary Road di Richard Yates. Anche lì la casa all’inizio è un traguardo per i giovani protagonisti e poi diventa una prigione, un luogo da cui scappare per ritrovare la felicità. Ci è sembrato chiaro fin dal principio che la quotidianità che volevamo narrare, per diventare credibile e universale agli occhi degli spettatori, non poteva attingere direttamente a 

un’opera letteraria. Dovevamo partire dai luoghi, dalle si- tuazioni, da momenti universali e iconici della vita di una casa, e di una coppia. (…) Rispetto a Lost Generation, in cui avevamo come riferimento una coppia mitica come quella dei Fitzgerald, qui abbiamo avuto modo di esplorare un altro aspetto dello stesso tema, più intimo e quotidiano. 

Come va a pezzi il tempo va in scena fra le mura dome- stiche, per pochi spettatori. In che modo la presenza di un pubblico tanto vicino, così esiguo da poter riconoscerne e memorizzare la presenza fisica, influenza il modo e il senso della prassi scenica? 

(…) Lo spettatore è chiamato a essere testimone di una sto- ria che gli scorre davanti, ad assistere al dipanarsi di ricordi di altre vite che si ripetono in quel momento per lui. Anche in questo caso abbiamo costruito dei brevi frammenti di una storia, dei momenti chiave, dei cuori. Dal punto di vista del lavoro d’attore la recitazione è essenziale, ridotta all’osso. Cerchiamo di stare insieme al pubblico appoggiandoci su delle atmosfere e ricreare una bolla magica, uno scivola- mento altrove. Quindi, nonostante gli spettacoli siano am- bientati in luoghi domestici, non c’è niente di naturalistico nella recitazione. 

Se l’abitare è un’invariante antropologica (e per alcuni filo- sofica), è anche vero che la casa, scena dell’abitare, varia di latitudine in latitudine. (…) Site-specific è una parola chiave del vostro lavoro? (…) 

Per alcuni nostri lavori lo è. (…) Lavorando molto sulla scrittura di scena, sull’improvvisazione, sull’ascolto delle at- mosfere e dei luoghi, come anche della luce e delle ore del giorno, lo spettacolo ne viene molto influenzato. Quando lo replichiamo in un’altra città la prima cosa è trovare le loca- tion giuste. (…) Il lavoro sui luoghi è anche alla base di un progetto che abbiamo creato in Salento che si chiama Ultimi Fuochi Festival. Facciamo spettacoli all’ora del tramonto in luoghi immersi nella natura. Gli spettatori in questo modo vivono l’emozione di scoprire un luogo illuminato dagli ul- timi fuochi del giorno e si predispongono alla visione dello spettacolo che si installa senza scenografie, nel paesaggio. Alessandra Crocco e Alessandro Miele, da un’intervista 

di Andrea Zangari per “scenecontemporanee.it”, 4 aprile 2019 

 
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    Biglietto
    Intero 10€
    Ridotto 8€ (Abbonati e Under30)
    Posti limitatati Prenotazione obbligatoria al 333 7605760 (da lunedì a venerdì dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 19 e da un’ora prima degli spettacoli. Chiusura per festività natalizie dal 23 dicembre al 7 gennaio)
    È richiesto il ritiro e pagamento dei biglietti prima della data di spettacolo in orario di ufficio.