Santarcangelo 41

Santarcangelo 41 è stato il terzo movimento di Santarcangelo 2009/2011, una direzione artistica che ha riunito alla guida dello storico Festival del Teatro in Piazza Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio (2009), Enrico Casagrande/Motus (2010) e Ermanna Montanari/Teatro delle Albe (2011). Tale andamento triennale (condotto con il coordinamento critico-organizzativo formato da Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci) si è sviluppato intorno a un’idea di Piergiorgio Giacchè, sollecitata da Sandro Pascucci con il suggerimento di Fabio Biondi nel luglio 2008, quando l’atto di autogestione collettiva “Potere senza potere” aveva aperto il dibattito sul destino del festival.

Santarcangelo 41. Festival Internazionale del Teatro in piazza
Da quando ho iniziato a pensare al festival, la figura dell’attore è stata l’immagine-guida di ogni mia indagine: l’attore come emblema concreto del fare-disfare-rifare, l’attore che chiama in causa lo spettatore, senza il quale non si dà teatro. Ora scheletro e misura della scena, ora punto di crisi, stonatura, margine, l’attore è per me parola-baratro, con il rigore anarchico della sua voce: un ”venir fuori”, il manifestarsi dell’essere nel suo pudore, nella sua indecifrabile sessualità. L’attore elude le smanie di novità e, da esperto delle emozioni, sa trascinarci nella profondità della psiche.
Non parliamo di tradizione e di avanguardia, che sono agli occhi dei più categorie inservibili. Non parliamo di peso, l’attore non ha nessun peso nella carnevalata dei media. Mi colpisce al contrario il suo essere d’aria, il suo cavalcare sfrontato e leggero. Nell’antica Grecia gli attori venivano chiamati “tecnici di Dioniso”: la “tecnica” era insieme arte e conoscenza, tale parola indicava l’atto creativo e costitutivo del teatro.
Ora ho finalmente davanti agli occhi la mappa di questa edizione del festival: non è stato per me un itinerario concettuale, semmai un peregrinare tortuoso, un farmi attraversare da lampi di teatro, con l’intenzione di ideare e accompagnare piccole brecce suggerite dagli artisti o agli artisti, un’opera, una riflessione, una ricerca in fieri. La natura di Santarcangelo 2011 è “corale”, e non solo per i tanti cori che avvolgeranno lo spazio urbano, orizzonte politico di quella comunità cui il teatro allude dalle origini: corale è il modo stesso in cui ha preso forma l’intero disegno, nel dialogo assiduo che ho tenuto con gli artisti in questi anni. E nello stesso tempo il festival svela anche una chiara natura “verticale”: ai cori si alterneranno le monadi, le figure-mondo di artisti il cui lavoro solitario ci interroga prepotente. Una verticalità resa evidente dal suo snodarsi dai teatri alle piazze, ai balconi, ai giardini, agli anfratti, abitati da attrici-cantanti e musicisti, fino al “muezzin” della poesia che ogni sera, dal punto più alto della città, la torre civica, canterà al crepuscolo i suoi “grazie” in versi.
Ermanna Montanari

Muovere una città, questa la sensazione che mi ha scossa fin da quando abbiamo cominciato la cavalcata nel 2009. Da allora mi sono più volte immaginata sindaco, ed era un desiderio spericolato di unità tra teatro e urbanistica, tra retorica e silenzio, tra la legge e la sua possibilità di creare e dissolvere. Di fronte agli artisti e alle loro opere mi sono chiesta: che volto ha, il potere di cambiare le cose?
Come nessun altro, il Festival di Santarcangelo si identifica al contempo con la storia del teatro e con la propria città. Alle sue fondamenta, nel 1971, c’è l’atto di un sindaco visionario, Romeo Donati, che ha chiamato a raccolta gli artisti. Con un unico gesto ha fatto della piazza un teatro e del teatro una città; si è chinato nel suo oggi, tuffandosi nel futuro di tutti; ha parlato al plurale e ha invitato i cittadini ad alzarsi al passaggio degli attori per poi confondersi gli uni negli altri.
Questo festival ha permeato un’infinità di vite – artistiche, critiche, organizzative – e ogni persona che lo ha attraversato lo sente proprio. Molti abitanti e molti stranieri sono cresciuti con lui e si riuniscono idealmente in un unico mondo, che è anche un mondo unico. Il Festival di Santarcangelo è questa moltitudine intenta a commuovere l’asse terrestre, è un cammino costante nel nome di chi c’è stato e ora non c’è più, e di chi ancora deve venire, un arco teso nel tempo sul quale procede la staffetta dell’impossibile.
Cristina Ventrucci