L’Angelo Mai  è uno spazio indipendente per le arti. Un luogo per la produzione artistica e per lo scambio di idee. Un punto d’incontro per la creatività e per gli sguardi sul mondo.
La sua storia inizia alla fine del 2004 con l’occupazione di un ex convitto abbandonato nel centro di Roma, dove venticinque famiglie in emergenza abitativa e un folto gruppo di artisti lottano per il diritto alla casa e per il diritto agli spazi indipendenti per le arti e la cultura. Nasce così un laboratorio culturale che coinvolge e appassiona una larga parte della cittadinanza, diventando in breve tempo un riferimento importante nella città per artisti e non solo. Uno spazio sperimentale per l’arte contemporanea, un crocevia di teatro, cinema, musica e idee disparate. Un posto per la ricerca e la performance, con prezzi e sale accessibili a tutti.
Ottusamente ostacolato dalle istituzioni, l’Angelo Mai viene presto messo sotto sgombero e, nonostante l’avvio di una campagna di resistenza sostenuta da artisti differenti provenienti da tutta Italia e da migliaia di persone legate alle sue attività, lo spazio viene sgomberato nel 2006 e rimane senza sede per tre anni, continuando comunque a programmare e produrre teatro, cinema e musica in maniera nomade. Nell’ottobre 2009, l’Angelo Mai riapre Altrove, ovvero in viale delle Terme di Caracalla 55a dove opera tutt’ora.

“È ALTROVE come tutti i terzi paesaggi, quelle straordinarie zone residuali che riescono a sfuggire all’ineluttabile avanzata del cemento culturale in cui le comunità, o i singoli individui, si trovano a scantonare di continuo. È Nomade nell’anima, come ogni essere umano in fondo è. Il 1 giugno 2011 Angelo Mai Altrove fonda la Repubblica dei Desideri. Un Paese grande come il Mondo, dove i mari non dividono ma uniscono e dove non ci sono muri o fucili a tracciare i confini perché i confini, semplicemente, non esistono. Una Repubblica di cui è cittadino o cittadina chiunque l’attraversi. Questa Repubblica non si celebra con le sfilate di carri armati, con parate di uomini e donne in divisa, ma con la musica, la lingua che tutti i corpi parlano. E con i desideri, quelle diversità infinite, fonte di inesauribile meraviglia. Una Repubblica in cui desideriamo e, prima di tutto, restiamo umani”.